Monti e Bersani ai ferri corti. Per il Cav è l’unica speranza

Fra la lista del premier e il Pd è scontro.

“Chi ha tempo non aspetti tempo” è l’antico adagio che va a pennello per Silvio Berlusconi e Pier Luigi Bersani, già in piena bagarre nelle prime ore del nuovo anno, a poco più di cinquanta giorni dalle politiche del 24-25 febbraio. Fra i leader dei due schieramenti si ripropone lo schema della seconda Repubblica, come se 18 anni fossero passati invano.

Ma, a dimostrazione che non c’è due senza tre, anche l’outsider di lusso Mario Monti non si risparmia e, abbandonato il loden per lo scudo e l’elmetto, si è gettato nella mischia con la baionetta in canna. Dalle sue prime uscite come candidato del … “polo né di qua né di là” il Prof batte sul tasto del rinnovamento per far saltare i vecchi equilibri di un bipolarismo coatto Made in Italy, i cui danni sono sotto gli occhi di tutti per colpa soprattutto di Berlusconi&C, ma anche per responsabilità pesanti del Pd e delle sinistre.

Monti – dopo aver liquidato il Cav con battute al vetriolo – ha preso un binario che lo porta dritto a scontrarsi col Partito democratico e con la sinistra (Cgil in primis) accusati di essere “conservatrici”. Dopo gli affondi del Prof contro Vendola, Fassina, la Cgil, è sceso il gelo tra il premier e i democratici.

Evidentemente Monti vuole smarcarsi nettamente dal Pd, spingendolo tutto a sinistra, cioè in un vicolo cieco: in tal modo cerca di recuperare voti dell’elettorato pidì di provenienza non ex Pci-Pds-Ds e soprattutto lancia un chiaro messaggio ai milioni di voti scontenti e sbandati dell’ex Pdl dicendo loro: “venite con me, l’unico “moderato” credibile e vincente contro la sinistra”.

Di fronte al campo disseminato di mine, Bersani tenta di resistere alla tentazione di rispondere colpo su colpo: “Non mi metto a inseguire nessuno sulla polemica spicciola. Io voglio fare una campagna elettorale senza insulti”. Ma i suoi, a cominciare da Fassina hanno avuto l’ok per rispondere al fuoco con il fuoco.

Il là lo ha dato lo stesso Bersani facendo saltare l’incontro a due con Monti, già programmato. Cui prodest? La frattura fra Monti e Bersani è l’unica via d’uscita per Berlusconi in coma.