‘Ndrangheta: operazione Nuovo Potere, 27 arresti a Reggio Calabria contro cosche Zavettieri, Pangallo-Maesano-Favasuli

Sono ventisette gli arresti effettuati questa mattina nel reggino a carico di altrettante persone accusate a vario titolo di associazione di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, traffico di armi e droga.I destinatari dei provvedimenti cautelari farebbero parte delle cosche Zavettieri e Pangallo-Maesano-Favasuli attive nei territori di Roccaforte del Greco

di remar

Sono ventisette gli arresti effettuati questa mattina nel reggino a carico di altrettante persone accusate a vario titolo di associazione di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, traffico di armi e droga.

I destinatari dei provvedimenti cautelari farebbero parte delle cosche Zavettieri e Pangallo-Maesano-Favasuli attive nei territori di Roccaforte del Greco e Roghudi. Precedentemente i due gruppi si erano resi protagonisti di una faida che aveva provocato 50 morti. La cosiddetta faida di Roghudi terminata…

nel 1998 grazie alla mediazione del potente boss MORABITO Giuseppe da Africo -RC- detto “Tiradritto”, circostanza emersa in termini investigativi nell’ambito della vicenda giudiziaria scaturita in seguito all’operazione “Armonia”.

Questo pezzo d’archivio di Repubblica rende bene l’idea di cosa fu la faida di Roghudi…

Una vera azione di guerra: il commando arriva in piena notte con tre auto, assalta la casa dei “nemici” cercando la strage, si fa strada con lanciagranate e bombe a mano demolendo in parte il fabbricato, spara con mitra, fucili e pistole e se ne va lasciando alcuni feriti, uno dei quali, Giovanni Pangallo, 24 anni, in serata muore in ospedale a Reggio. Questa è la ‘ ndrangheta che vuole vendicare la morte di un boss e del figlio. L’ assalto di tipo militare è avvenuto a Roccaforte del Greco, 900 metri di altezza, nel cuore dell’ Aspromonte, a sessanta chilometri dal capoluogo.

Obiettivo del gruppo di fuoco, secondo le prime indagini dei carabinieri di Melito Porto Salvo guidati dal tenente Ernesto Coppolino, l’ eliminazione di Antonino Pangallo, sospettato, senza prove per la legge ma non per le cosche, di avere guidato il feroce attacco contro il boss di Roghudi, Sebastiano Zavettieri, ucciso nel gennaio scorso assieme al figlio Mario, un giovane architetto. E’ stato quello l’ episodio che ha riaccesso una vecchia faida mafiosa. Quello che è avvenuto ieri notte non ha precedenti. Dalle tre auto, una Fiat Uno, una Ritmo e una Tipo, abbandonate poi in territorio di Bagaladi, è sceso un commando di almeno nove persone armate alla Rambo. Ed è successo l’ inferno.

Perché i militari dell’ Arma, con le prime luci dell’ alba, hanno fatto un terrificante inventario dell’ assalto. Hanno sparato, infatti, per alcuni minuti, sono stati contati almeno trecento colpi di kalaschnicov, in paese li hanno sentiti tutti, ma nessuno ha avuto il coraggio di mettere il naso fuori dalla finestra. E nessuno ha dato subito l’ allarme. In casa Pangallo, due piani di cui il secondo è a livello della strada principale, non hanno potuto neppure difendersi. Si sono schiacciati sul pavimento mentre su di loro cadevano mura e calcinacci. Solo Giovanni è stato ferito gravemente per un colpo di mitra alla testa ed è morto in serata.

Le indagini che hanno portato agli arresti odierni erano partite dal tentativo di omicidio, avvenuto nel 2004, di Teodoro Spanò, 52 anni, ritenuto legato alla cosca Pangallo-Maesano-Favasuli. Spanò si salvò grazie all’intervento di una pattuglia dei carabinieri. Il 28 settembre successivo venne ucciso Antonino Pangallo.

In proposito Melito on line scrive:

Sui due episodi si avviava un’attività info-investigativa finalizzata ad individuarne i responsabili e preordinata a delineare il nuovo assetto mafioso in cui veniva a trovarsi il vasto territorio sul quale due pericolosi sodalizi (ZAVETTIERI, da un lato e PANGALLO-MAESANO-FAVASULI, dall’altro) avevano imposto la loro influenza criminale. I precedenti fatti di sangue, comunque, non determinavano la riapertura tra i predetti gruppi criminali della faida (…).

Due delle ventisette ordinanze di custodia cautelare di oggi, venticinque arresti in carcere e due ai domiciliari, sono state eseguite nelle province di Verbano-Cusio-Ossola e Massa Carrara.

Via | Melito on line

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