Affari italiani: l’assurda storia di Simone, costretto a rinunciare alla Francia in nome della Fir

Simone Ferrari, classe ’94, obbligato a restare in Italia e a rinunciare al sogno Stade Français.

Ricordate il dibattito riguardante i contratti proposti ai ragazzi delle Accademie, che li mettono sotto contratto federale e, di fatto, ne gestiscono il futuro sportivo. La storia di Simone Ferrari, raccontata da Parmanews24, racconta come la classe dirigente federale uccida i sogni dei nostri giovani. In nome di non si sa che cosa. 

Ecco cosa scrive Orazio Giuseppe Vasta.

Simone Pietro Ferrari è un ragazzone. Nasce a Cernusco sul Naviglio il 28 marzo 1994, milanista e milanese di nascita è diventato un figlio adottivo dell’Emilia, avendo ottenuto una crescita esponenziale nell’ambito del rugby, grazie ai due anni trascorsi in Accademia e presso il Rugby Parma 1931, società in cui ha giocato fino a poco tempo fa e che lo ha lanciato all’età di 18 anni ad un passo dal rugby che conta, quello fatto di contratti professionistici e competizioni importanti, necessari per poter arrivare un giorno a quella maglia azzurra che è l’ambizione di ogni sportivo, indossata già da Simone nel 4 Nazioni U17 nel 2011 e nell’Europeo di Madrid U18 pochi mesi fa e in varie amichevoli.

“Prima di arrivare a Parma – afferma – mio padre ha firmato un contratto che miobbligava a restare in Italia altri 2 anni dopo la fine dell’Accademia, salvo nulla osta, che almeno quest’anno è stato negato”. […]

Il suo sogno oggi si chiama Stade Français Paris Rugby, una delle più blasonate franchigie del campionato francese che fa parte della Top 14 e può vantare delle giovanili tra le più forti d’Europa. Simone è stato appunto corteggiato dalla società francese che avrebbe voluto investire sul giovane pilone milanese ed inserirlo nella sua Under 23. Sogno che rischia di rimanere tale, per l’ostruzione della Federazione, che ha negato al giocatore il nulla osta per poter andare all’estero. “Ho rifiutato Tirrenia per motivi scolastici e poi perché sono ancora speranzoso di poter andare in Francia quest’anno. Aspetto il 20, giorno in cui ci sarà la loro decisione e speriamo bene, ma sono molto negativo”. In caso di un rifiuto categorico le porte della Francia rimarrebbero comunque aperte anche per l’anno prossimo, perché, come affermato da Simone “la società è disposta ad aspettare un altro anno, sempre però che riesca ad ottenere questo nulla osta per l’anno prossimo”. […]

Anche papà Gianpietro, che lo accompagna, è orgoglioso del figlio e ne ha ben donde considerato il futuro che l’aspetta: “cercare il meglio per i nostri figli è il dovere di ogni genitore. La decisione della Federazione ci ha abbastanza sorpreso e come genitore non riesco a capire il perché del diniego, ma il ragazzo ha il tempo di crescere e se l’anno prossimo lo Stade Français ripeterà l’offerta ci prepareremo per arrivare ancora meglio a quel momento, è una cosa importante per lui e il suo futuro. Così come è importante la sua preparazione scolastica, in quanto il rugby è una passione, un grandissimo sport che ti segna per la vita, ma che non può essere l’unica cosa nella vita. E’ e deve essere un componente importante”.

RUGBY 1823 è anche su Facebook

RUGBY 1823 è anche su Twitter