Le immagini elettorali di Berlusconi, ovvero le fondamenta e la fortuna del Popolo delle Libertà

“L’effigie del candidato stabilisce un legame personale fra questo e gli elettori ; il candidato non dà a giudicare solo un programma, propone un clima fisico”. Non ci poteva essere miglior sintesi della politica in Italia e della strategia comunicativa che l’ha caratterizzata di quello scritto più di cinquant’anni fa da Roland Barthes in “Miti


“L’effigie del candidato stabilisce un legame personale fra questo e gli elettori ; il candidato non dà a giudicare solo un programma, propone un clima fisico”. Non ci poteva essere miglior sintesi della politica in Italia e della strategia comunicativa che l’ha caratterizzata di quello scritto più di cinquant’anni fa da Roland Barthes in “Miti d’oggi”. Per il semiologo la fotografia elettorale “è prima di tutto riconoscimento di una profondità , di un irrazionale estensivo alla politica”.

La strategia sulla quale Berlusconi ha costruito le sue fortune. Sulle orme del suo amico, collega e predecessore Bettino Craxi, che è stato il primo politico in Italia a curare maniacalmente le pose fotografiche (anzi il secondo dopo Benito Mussolini…), quando si faceva ritrarre da bullo di periferia. Già da quando era solo ambizioso imprenditore, Berlusconi cercava di dare un’immagine allo stesso tempo ambigua e tranquillizzante. Molto interessante a questo proposito il libro del critico letterario e saggista Marco Belpoliti, “Il corpo del capo”.

Belpoliti porta avanti un’idea molto originale: Berlusconi attraverso la costruzione dell’immagine non cerca tanto di manipolare le coscienze e distrarle, quanto di stuzzicare il senso di libertà degli italiani. Attraverso “il linguaggio universale del suo corpo mutante, cioè modificato grazie a filtri fotografici e bisturi dei chirurghi plastici” il capo di governo trasmetterebbe un senso di non vincolo, associato alla libertà di cui tanto parla.

Secondo obiettivo far parlare di sè. Nel bene o nel male, che siano corna o sberleffi, il ritratto deve raffigurare qualcosa di immediatamente associabile al leader.

Nel 2001 e nel 2006 per mezzo degli album di famiglia pieni zeppi di foto spediti in tutta Italia in campagna elettorale , il presidente del consiglio cerca di far passare quella che Belpoliti definisci un “profondità del nulla, un non scegliere votando per un uomo che vieta le intercettazioni ma permette la trasmissione in prima serata di un interrogatorio, un uomo che pur gestendo la stragrande maggioranza dei media esorta a non credere a tv e giornali perchè si sa, cercano il titolo ad effetto”.

Nell’album di famiglia pre-elettorale del 2001 “Una storia italiana” Berlusconi attraverso la riproduzione in serie della sua immagine dall’ inespressività meticolosa cerca di stuzzicare il cittadino richiamando le celebri serigrafie di Andy Warhol. Non è un caso che proprio Warhol dicesse che “la volontà di insignificanza è la nostra versione contemporanea della volontà di potenza”.

Immagine/Unità.it

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