2013, anno del voto. Bersani e Monti, guai farsi male da soli …

Inizia oggi l’anno del voto, per molti la svolta tanto attesa dopo quasi 20 anni di un Paese stretto nella morsa “berlusconismo”- “antiberlusconismo”, imbavagliato e stretto da un bipolarismo coatto Made in Italy. Silvio Berlusconi – per dar man forte al suo ri-ritorno in campo – dice che dopo 13 mesi di governo “tecnico” si

Inizia oggi l’anno del voto, per molti la svolta tanto attesa dopo quasi 20 anni di un Paese stretto nella morsa “berlusconismo”- “antiberlusconismo”, imbavagliato e stretto da un bipolarismo coatto Made in Italy.

Silvio Berlusconi – per dar man forte al suo ri-ritorno in campo – dice che dopo 13 mesi di governo “tecnico” si sta peggio di prima, la situazione è peggiorata. Il Cav tace su un altro dato ben più pesante: l’Italia della cosiddetta seconda Repubblica è più povera, più divisa, più pessimista che mai e solo lo zoccolo duro di militanti – da destra a sinistra – crede che le elezioni siano il toccasana dei mali del Paese.

Difficile credere, di questi tempi, nei miracoli, specie se ad annunciarli sono gli stessi – partiti e leader – primi responsabili di una realtà che resta molto difficile anche per il 2013, dentro una crisi internazionale che non pare allentare i suoi tentacoli. Quindi resta valido il monito gramsciano del “pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo della volontà”, specie da qui al 24-25 febbraio, quando la contesa elettorale scatenerà gli istinti peggiori presenti nei partiti e nei rispettivi leader e aficionados, a cominciare da Berlusconi, alla ricerca disperata di una impossibile rivincita.

Non è vero
, come si dice anche dalle parti del Pd, che ci sono in lizza due destre, quella del Cav e quella del Prof. La verità è che in Italia la destra, quale espressione di una borghesia forte, conservatrice e liberale, non c’è più: Berlusconi è solo l’espressione di una deriva populista che ha fallito l’obiettivo di una parte degli italiani (quella maggioritaria) che non sono di sinistra, non vogliono la sinistra al governo, ma tanto meno accettano avventure di destra o coercizioni di stampo clericale. Gli italiani sono rimasti scottati dal Cav e non lo voteranno.

E sbaglia il Pd che colloca Monti e il suo nascente partito del “loden” nel campo della destra. Monti evoca De Gasperi (“La Dc è un partito di centro che guarda a sinistra”) e Togliatti non fece mai l’errore di regalare alla destra né il leader trentino né lo Scudo Crociato.

Oggi il rischio è che il Pd, stretto nella morsa della sinistra di Vendola, di fatto resti immobile in una posizione “moderata”, incapace di sciogliere i nodi del Paese. Per sbloccare l’Italia e riportare gli italiani a remare con fiducia e insieme nella giusta direzione, serve una politica di rigore equo e di vere riforme (prime: lavoro, fisco, giustizia, sicurezza, scuola, ricerca) con regole valide per tutti, e partiti democratici e credibili, Istituzioni all’altezza dei tempi con uomini degni.

Bersani e Monti non devono cadere nella trappola di “farsi male” da soli, rubandosi voti a vicenda: i voti vanno cercati nel disfacimento del Pdl (nel 2008 era al 38%!) e nel mare magnum di chi dice ancora oggi di disertare le urne. Da soli, né il partito di Monti né il partito di Bersani, potranno vincere le elezioni, tanto meno fare un governo forte per governare il Paese, credibile in Europa e nel mondo. Da banda opposta, la miccia Berlusconi-Grillo, può accendere il caos. E’ bene che, da subito, sia Monti che Bersani agiscano di conseguenza, misurando tutto. Anche le parole.