Tour de France 2016: perché non si arriva sulla vetta del Mont Ventoux

Ieri raffiche fino a 100 km/h rendevano difficoltosa ai ciclisti persino la discesa

Partiamo da un presupposto: il Mont Ventoux non è una montagna come tutte le altre. È una specie di totem nel mezzo della Provenza senza altri rilievi simili nei paraggi, è battuto da un vento fortissimo che non dà tregua e si porta appresso questo nome da secoli.

La prima ascesa documentata è quella di un italiano: Francesco Petrarca che sull’esperienza ha scritto la Ascesa al monte Ventoso, tanto che alcuni stiracchiano l’impresa della sua scalata facendola diventare l’atto fondativo dell’alpinismo. Così è se vi pare.

Oggi non si arriverà in cima e il video in apertura spiega bene perché. Ieri i cicloturisti che sono arrivati sulla vetta della montagna hanno dovuto scendere a piedi perché le raffiche che sferzavano la sommità della montagna li avrebbero buttati a terra.

Niente ascesa ai 1912 metri di quota del Ventoux, ci si ferma 6 chilometri più in basso, allo Chalet Reynard, a quota 1435 metri. La salita è monca, la tappa pure. In cima ieri c’erano appena 6° C, il vento non solo è forte è anche freddo.

“Non si gioca con la sicurezza dei corridori. Sul Ventoux al momento ci sono delle raffiche che non sono diminuite” ha detto ieri Christian Prudhomme, direttore del Tour de France.

Sicurezza dei corridori a parte, come si sarebbero potute montare le transenne e le elefantiache strutture del Tour con raffiche così forti? Per noi la decisione è più che saggia.

Mont Ventoux: i precedenti

Anche se parziale, quella di oggi sarà la sedicesima volta del Tour de France sulla montagna provenzale: per sei volte ci si è solo transitati, per dieci è stata sede di arrivo.
Limitandoci agli arrivi l’albo d’oro è una sequela di campioni: il primo successo fu quello di Charly Gaul, nella cronoscalata del 1958, nel 1965 vinse Raymond Poulidor, nel 1970 sua maestà Eddy Merckx, nel 1972 un giovane Bernard Thévenet e nel 1987 (nuovamente a cronometro) Jean François Bernard. Per l’Italia un solo successo: Marco Pantani nel 2000 in uno storico duello con Lance Armstrong. Nel 2002 fu il turno di Richard Virenque, nel 2009 di Juan Manuel Garate, nel 2013 del despota Chris Froome.

Il 13 luglio 1967 fu affrontato nella tappa partita da Marsiglia e arrivata a Carpentras: vinse Julio Jimenez ma non se ne accorse nessuno perché la frazione fu segnata dalla morte del campione del mondo Tommy Simpson, per un mix di caldo, fatica e farmaci dopanti.

Nell’estate del 1994, altro arrivo a Carpentras, in vetta e al traguardo fu primo Eros Poli. Dietro fece il suo show Pantani conquistando definitivamente i tifosi francesi.
Oggi a chi toccherà in questa versione accorciata e dunque stravolta della salita a uno dei totem del Tour de France?

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