Parliamo (ma davvero) delle schede elettorali

E’ da qualche giorno che sentiamo echeggiare la polemica sul formato delle schede elettorali. Berlusconi ha tirato fuori la questione, suscitando la sdegnata reazione del ministro Amato (“Le schede sono conformi alla legge voluta da Berlusconi. Non c’è più tempo per ristamparle.”) Molti però si sono accodati alla posizione del Cavaliere, e non solo i

di luca17

E’ da qualche giorno che sentiamo echeggiare la polemica sul formato delle schede elettorali. Berlusconi ha tirato fuori la questione, suscitando la sdegnata reazione del ministro Amato (“Le schede sono conformi alla legge voluta da Berlusconi. Non c’è più tempo per ristamparle.”)

Molti però si sono accodati alla posizione del Cavaliere, e non solo i rappresentanti del centro-destra, come si potrebbe supporre, ma anche parti della coalizione avversa, come i dipietristi. Dunque qualche fondamento di verità ci sarà pure, o sono tutti impazziti proprio quando manca una settimana esatta al voto? Tutto è possibile, d’altronde siamo in Italia; ma vediamo un po’ come si arriva a questa situazione.

Fino al 2006 si usava porre i simboli dei partiti in verticale, una scelta obbligata visto che oltretutto serviva spazio sulla destra per esprimere il voto di preferenza al candidato. Quest’ultimo si indicava prima col numero di lista, poi col nome per esteso ma il concetto non cambia. Questo sistema aveva il pregio di impedire la sovrapposizione della croce su due simboli affiancati, ma anche il grosso difetto di dilatare a dismisura la lunghezza della scheda; non a caso ultimamente in cabina impiegavamo più tempo a sfogliare e ripiegare carta che a tracciare la nostra preferenza con la matita copiativa.

In occasione delle scorse politiche, l’ 8-3-2006 il governo ha emanato un decreto legge che all’art.1 recitava così: «Sulle schede i contrassegni delle liste collegate appartenenti alla stessa coalizione sono riprodotti di seguito, in linea
orizzontale, uno accanto all’altro, su un’unica riga.». Questo ha portato all’estensione del foglio in orizzontale (è meglio così? boh…) che di fatto è stato riproposto per le elezioni di domenica.

Ora tutto si può dire: che la richiesta del Cavaliere sia tardiva, che l’opposizione di Amato sia pretestuosa (il tempo per ristamparle ci sarebbe, la volontà forse no?) e che la colpa sia di chi ha fatto il decreto non di chi l’ha applicato, ma un punto fermo rimane: la scheda così com’è appare terribilmente confusa. Ma dico, non si poteva immaginare una doppia fila verticale staccata, per esempio? E’ un concetto troppo profondo per i nostri tecnici ministeriali certamente molto impegnati a percorrere i corridoi dei palazzi dell’EUR con un foglietto in mano? Nessuno ha pensato che basta un minimo segno di matita debordante dal simbolo prescelto per invalidare il voto?

E’ bene ricordare che i presidenti di seggio si devono attenere al seguente concetto: se l’intenzione di voto espressa sulla scheda è chiara, il voto andrebbe assegnato comunque (quindi anche in caso di piccole irregolarità come quella suddetta). Il punto però è che si tratta di un criterio soggettivo e sappiamo che non tutti i presidenti/rappresentanti di lista presenti nel seggio non sempre possono o vogliono attenersi a questi criteri di buon senso.

Chiarito questo punto, PolisBlog come sempre si affida alla libera opinione dei lettori. Qui sotto ritrovate lo schema, pubblicato da corriere.it, su ciò che ci aspetta domenica e lunedì. Esprimete pure la vostra idea tramite il sondaggio.

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