Affari italiani: Gianni Amore risponde alle domande sul futuro ovale

Il candidato siciliano alla presidenza del movimento rugbistico italiano illustra a Rugby 1823 parte del suo programma per i prossimi quattro anni.

E’ stato il primo a candidarsi ufficialmente alla presidenza Fir. Ha già reso pubblico il suo programma, rispondendo quindi fin da subito alle domande su quello che è il movimento ovale italiano che lui sogna. Ma Gianni Amore – come in precedenza Amerino Zatta – ha voluto lo stesso rispondere direttamente ai quesiti posti da Rugby 1823 ai candidati per le prossime elezioni federali. Ecco le sue risposte.

1. Dal 2004 a oggi il bilancio federale non è mai stato pubblicato. Non si conosce il reale “tesorino” federale né come viene speso. Se eletto, pubblicherà il bilancio?
Bilancio preventivo e consuntivo saranno pubblicati ogni anno, così come quelli degli ultimi anni che non sono mai stati resi pubblici, visto che sono sicuro che non vi sia nulla da nascondere.

2. L’Italia paga con le nazioni più forti un gap soprattutto a livello juniores. Da un lato l’abolizione dell’under 18, dall’altro i dubbi sulle Accademie e, infine, un disinteresse palese nei confronti delle categorie più giovani, dal minirugby all’under 14. Come pensate vada sviluppato un circolo virtuoso che permetta ai club di far crescere qualitativamente i propri settori giovanili? Cosa pensate dell’affermazione che “servono tecnici ed educatori di qualità fin dal minirugby per insegnare gli skills fin da piccoli”?
L’Under 20 dev’essere un campionato Under 20, mentre oggi è un campionato under 17 e 18. La nazionale è esclusivamente fatta dall’Accademia e pochi altri. Così come le Accademie u18 che non hanno un loro campionato. Voglio 10/12 accademie under 18, più i campionati regionali. Le Accademie saranno territoriali, per lasciare i ragazzi vicini alle famiglie. Le Eccellenze dovranno avere una squadra under 20 che disputerà un campionato speculare con quello maggiore. Per aiutare i club la Fir darà una quota importante del bilancio (10% del totale annuale) a tutte le società italiane proprio per sviluppare il rugby di base.

3. Con l’ingresso italiano in Celtic League, oggi Pro12, il rapporto tra Fir e club celtici non è mai stato ottimale. E oggi ci sono anche conflitti d’interesse palesi. Cosa farà come presidente federale nei confronti delle Zebre e – per il candidato Benetton – come affronterà il futuro possibile conflitto d’interesse tra il suo ruolo pubblico e quello privato?
L’attuale situazione non è equilibrata, i giocatori sono condizionati a scegliere le Zebre. Bisogna riprendere il gruppo Aironi, con delle regole più chiare e che durino un quadriennio. Se poi vanno cambiate, si deve fare sedendosi al tavolo con tutti i protagonisti. Attualmente le regole sono sbilanciate, i giovani italiani non sono pronti per il Pro 12, ma nonostante ciò ci sono paletti sugli stranieri che limitano la competitività rispetto alle avversarie. Per arrivare a ciò si deve aumentare il livello dell’Eccellenza, creando anche quattro franchigie territoriali per l’Amlin Challenge Cup.

4. Nel 2016 il rugby a sette diventa disciplina olimpica. Negli ultimi anni la programmazione federale nel seven ha dato pochissimi frutti e diversi dirigenti federali hanno evidenziato il disinteresse nei confronti della versione “ridotta” della palla ovale. Nel suo programma è previsto un impegno economico e umano per sviluppare il rugby seven, o lo reputa uno spreco?
Serve un campionato di rugby a sette, dal quale selezionare una trentina di ragazzi per metterli in un’Accademia specifica per allenarsi e giocare in giro al mondo nei tornei, così come portare una tappa delle World Series in Italia. Servono tecnici specifici e competenti, servono allenatori di livello che possano insegnare questa disciplina per farci crescere veramente.

5. L’Eccellenza verrà portata a 12 squadre con l’ingresso di Viadana. Il presidente uscente ha auspicato che il massimo campionato italiano resti a 12 squadre, ipotizzando addirittura un Super 14. Per lei ci sono le risorse economiche e umane necessarie per questo progetto? Lo appoggia, o vuole modificare l’attuale campionato?
L’Eccellenza soffre per qualità di gioco ed economico. Ma il mio programma non è blindato, parte dagli Stati generali. Sarà in quel momento che tutti potranno dare il proprio contributo per migliorare il nostro stato attuale che ci vede in sofferenza a ogni livello.

6. Che peso crede debba avere il marketing, l’organizzazione eventi e la comunicazione all’interno del mondo della palla ovale? Crede che quello che è stato fatto in questi anni sia positivo da questo punto di vista, o si può e deve fare di più?
Credo che marketing e comunicazione siano importantissimi e al momento come movimento pecchiamo in questo campo. Servono esperti che sappiano far crescere il rugby italiano, con competenze che sviluppino l’immagine della palla ovale in Italia. Non si può continuare ad affidare al volontariato e a gente non competente i settori di marketing, merchandising e comunicazione. Bisogna modernizzarsi, seguire le nuove tecnologie.

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