Partigiani e “repubblichini”: nessuna equiparazione!

Meglio dire subito chiaro e tondo come la pensiamo: nessuna equiparazione di alcun tipo fra partigiani, deportati e militari e repubblichini di Salò! Quindi la condanna e il rigetto nei confronti della proposta di Legge 1360 presentata dal Pdl relativa alla cosiddetta Istituzione dell’Ordine del Tricolore e all’adeguamento dei trattamenti pensionistici di guerra non possono


Meglio dire subito chiaro e tondo come la pensiamo: nessuna equiparazione di alcun tipo fra partigiani, deportati e militari e repubblichini di Salò!

Quindi la condanna e il rigetto nei confronti della proposta di Legge 1360 presentata dal Pdl relativa alla cosiddetta Istituzione dell’Ordine del Tricolore e all’adeguamento dei trattamenti pensionistici di guerra non possono che essere totali e inequivocabili.

Le radici della Costituzione repubblicana poggiano nei valori dell’antifascismo e della libertà e sono valori fuori discussione che non possono lasciare spazio a nessuna ambiguità di interpretazioni di parte o a subdoli e strumentali revisionismi.

La storia è stata scritta con il sangue degli italiani e le responsabilità sono del fascismo e del nazismo. Quella storia non si riscrive perché significherebbe sovvertire le radici stesse della Repubblica.

Non si può riconoscere, né per ragioni politiche e né per ragioni costituzionali, a chi ha contrastato lo stato sovrano schierandosi con la repubblica sociale, il titolo di combattente.

La stessa Cassazione è stata chiara: i repubblichini erano e restano “nemici” dell’Italia. Altra cosa è la pietà per i morti. Che non va mai negata.

In nessuna nazione i collaborazionisti del nazismo sono stati o sono premiati.

In Italia lo scorso 2 giugno il ministro Ignazio la Russa propose di accumunare i morti di “entrambe le parti” per essere coerenti “con la cultura di pace della nuova Italia”.

Come se non fosse accaduto niente dopo il 1945: l’amnistia di Togliatti, la legittimazione democratica degli ex fascisti, il Msi in Parlamento, oggi gli eredi di quella destra legittimamente al potere.

Sarà utile ricordare che la Repubblica sociale italiana fu uno stato fantoccio costituito il 23 settembre 1943 dai fascisti ko, nell’Italia occupata dai tedeschi.

La Rsi non aveva alcuna sovranità sull’Italia non ancora liberata: i veri e assoluti padroni erano i tedeschi, tant’è che, senza che i fascisti muovessero un dito, costituirono due territori autonomi: l’Adriatisches Kustenland (trieste, Udine e Gorizia) e il Voralpen ((Trento e Bolzano) da aggregare al Grande Reich oramai disfatto.

Con difficoltà Graziani costituì sparuti nuclei delle nuove forze armate fasciste (pomposamente definite esercito, guardia nazionale, brigate nere, formazioni autonome come la Muti ecc.).

Tali formazioni vennero impiegate soprattutto in funzione anti-partigiana e nelle più efferate e crudeli repressioni contro la popolazione civile inerme con fucilazioni, impiccagioni, rappresaglie, torture, deportazioni.

Ogni piazza dei paesi del nord, con l’elenco di morti innocenti, porta indelebile il segno dei repubblichini.

Questo fu il colpo di coda del fascismo che si superò per le nefandezze commesse lasciando alla storia un inequivocabile e inappellabile giudizio.

Non si può rimestare in un letamaio. Il lezzo potrebbe salire fino alla purezza del cielo.

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