Reggio Calabria: condannato a 9 anni “il Supremo” della ‘ndrangheta Pasquale Condello

Nove anni di reclusione. È la pena inflitta dalla seconda sezione penale del Tribunale di Reggio Calabria a Pasquale Condello, capo dell’omonima famiglia della ‘ndrangheta reggina, riconosciuto colpevole del reato di associazione mafiosa e già condannato in via definitiva a diversi ergastoli. La sua posizione era stata stralciata dal processo Vertice. Il boss è stato

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Nove anni di reclusione. È la pena inflitta dalla seconda sezione penale del Tribunale di Reggio Calabria a Pasquale Condello, capo dell’omonima famiglia della ‘ndrangheta reggina, riconosciuto colpevole del reato di associazione mafiosa e già condannato in via definitiva a diversi ergastoli.

La sua posizione era stata stralciata dal processo Vertice. Il boss è stato invece assolto per altri reati tra cui intestazione fittizia di beni ed estorsione. Condello, detto “U Supremu”, venne arrestato nel 2008 nel rione Pellaro di Reggio Calabria dal Ros dei carabinieri dopo 18 anni di latitanza.

Le ‘ndrine CondelloImerti negli anni ’80 e ’90 si scontrarono con le cosche De StefanoTegano-Libri in una sanguinosa guerra di mafia. Su NuovaCosenza.com del 19 febbraio 2008 si ricostruisce il blitz che ha portato alla cattura del superboss…

E’ stato un “commando” di cinque carabinieri del Ros a bloccare ed ammanettare il boss della ‘ndrangheta Pasquale Condello prima che potesse anche solo pensare di reagire. I Ros, al termine di un’attività andata avanti senza sosta da anni, ulteriormente intensificata negli ultimi mesi e basata, spiega un investigatore “su un’attività esclusivamente tecnica e senza nessuna collaborazione”, avevano avuto la certezza che il latitante si nascondesse in uno degli appartamenti di due palazzine nel rione Pellaro, alla periferia sud della città. Sul posto sono giunti un centinaio di carabinieri del Ros e del Goc, Gruppo operativo Calabria, che hanno circondato gli edifici. Quindi sono entrate in azione piccole squadre che hanno mirato a 8-9 appartamenti, in uno dei quali è stato bloccato Condello.

Le prime impressioni dei carabinieri e le parole del boss dopo l’arresto in questo pezzo di Repubblica:

“Non c’entro niente con queste inchieste, con la guerra di mafia e con le nove ordinanze che avete emesso nei miei confronti”: sono state le prime parole che il boss indiscusso della ‘ndrangheta ha detto ai carabinieri del Ros (…). I carabinieri hanno avuto l’impressione di avere di fronte un vero capo di ‘ndrangheta con una personalità improntata alla “correttezza” che gli deriva dal ruolo in seno alla criminalità organizzata. Gli uomini delle forze dell’ordine hanno trovato un appartamento ben arredato, con mobilio confortevole, ma non di lusso o eccesivo. C’erano generi di conforto di qualità: due bottiglie di champagne francese sul tavolo, cibo e capi d’abbigliamento griffati.

“Il supremo” della ‘ndrangheta, era latitante dal 1988 dopo essere stato scarcerato dietro pagamento di una cauzione di 100 milioni di lire. All’epoca il boss era stato arrestato per associazione mafiosa, ma uscì dal carcere sfruttando l’istituto, allora in vigore, della scarcerazione per cauzione. Da quel momento Condello aveva fatto perdere ogni traccia. Numerosissimi pizzini sono stati trovati dai carabinieri nell’appartamento dove si nascondeva il superboss, che utilizzava in maniera metodica il sistema della comunicazione scritta con gli affiliati per impartire ordini e dare disposizioni. “Bernardo Provenzano – ha commentato un investigatore – in confronto era un dilettante.”

Via | Strilli

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