Doping: la nazionale di atletica russa non ci sarà a Rio. Il CIO appoggia la IAAF

Il Consiglio IAAF ha sospeso la nazionale russa per 24 mesi, il CIO appoggia la sua linea dura.

Il Comitato Olimpico Internazionale appoggia la linea dura della IAAF, la Federazione Internazionale di Atletica Leggera, contro la nazionale russa, colpevole di aver nascosto per anni l’uso di doping e di non aver preso le misure necessarie per contrastare questo fenomeno. Alle Olimpiadi di Rio 2016, dunque, e ancor prima agli Europei di Amsterdam, gli atleti russi non potranno esserci, con qualche piccola eccezione.

Ieri il consiglio Iaaf ha comunicato la decisione ufficiale di sospendere la Russia per 24 mesi e in questo periodo rientrano, ovviamente, i Giochi Olimpici in Brasile. Oggi il CIO ha diffuso un comunicato stampa in cui scrive:

“Sosteniamo la linea dura della Iaaf contro il doping conforme alla nostra politica di tolleranza zero”

e poi aggiunge di essere d’accordo anche sull’idea di non punire anche quegli atleti che sono in grado di dimostrare di non essere collegati al “sistema” russo, tra questi dovrebbe esserci la saltatrice in lungo Darya Klishina, che si allena in Florida con un gruppo di atleti che comprende anche le azzurre Libania Grenot e Gloria Hooper.

Il capo del Comitato olimpico russo Aleksandr Zhukov, intanto, ha risposto dicendo che nei prossimi giorni con i legali sarà esaminata la decisione ufficiale della Iaaf per “individuare i passi successivi da fare”, che si traduce, sostanzialmente in “come presentare ricorso”.

Chi ha già annunciato il ricorso, addirittura davanti alla Corte dei diritti umani, è Yelena Isinbayeva, saltatrice con l’asta due volte campionessa olimpica, che a Rio avrebbe rincorso la sua terza medaglia a cinque cerchi per chiudere la carriera in bellezza. Lei non è mai stata trovata positiva al doping e questo modo di fare “di tutta l’erba un fascio” da parte della Iaaf proprio non le va giù, così come, sicuramente, non andrà giù anche a molti altri atleti russi puliti e che si trovano a dover rinunciare al sogno olimpico per i cattivi comportamenti di altri.

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