Monti, i suoi “tre squilli” di tromba scompigliano la politica. Ma anche gli italiani temono l’Agenda del Prof

Nell’impostazione tattico-strategica, oltre che nel linguaggio, in Mario Monti c’è un mix di De Gasperi, Moro, Andreotti e – nel piglio polemico – di Palmiro Togliatti. Può, uno così, essere preso alla leggera, specie quando dice: “Sarei pronto ad assumere, un giorno, se le circostanze lo volessero, le responsabilità che mi venissero affidate dal Parlamento”?

Nell’impostazione tattico-strategica, oltre che nel linguaggio, in Mario Monti c’è un mix di De Gasperi, Moro, Andreotti e – nel piglio polemico – di Palmiro Togliatti. Può, uno così, essere preso alla leggera, specie quando dice: “Sarei pronto ad assumere, un giorno, se le circostanze lo volessero, le responsabilità che mi venissero affidate dal Parlamento”?

Già ieri, nella prima uscita nella nuova vesta di “non tecnico”, il Prof ha creato grande scompiglio, mandando letteralmente in tilt Berlusconi, in apnea Bersani (nel Pd già le prime fughe), in confusione il centro di Casini&C, in isolamento la sinistra. Il “Non mi schiero con nessuno”, invece che il forfait da molti auspicato, è la “salita” in campo della politica, con i tre squilli di tromba che scombussolano i piani del Palazzo e mettono una gran fifa nelle prime file della destra, della sinistra, del centro.

Già, perché il messaggio di Mario Monti su un punto non ammette interpretazioni di comodo: il Prof vuole abbattere il Bipolarismo coatto Made in Italy degli ultimi 20 anni, puntare a una “scomposizione” del quadro politico (“scomposizione per dare una massa critica a chi vuole il cambiamento”) andando oltre i tradizionali e obsoleti confini di destra, sinistra, centro. Monti non si limita a una ridefinizione “geografica” e partitica – da sempre incentrata sulla collocazione dei partiti, sulle alleanze, sugli schieramenti – ma inverte le priorità: primum, l’Agenda. Quindi il Programma “rivoluzionario” per selezionare chi ci sta. Solo per realizzare quel programma il Prof – dice lui – è pronto a fare il Premier. Chiaro?

Premier politico con la bacchetta del Prof: lui sulla cattedra a impartire ordini e lezioni alla scolaresca, non più indisciplinata pasticciona ignorante furba, chiamata all’obbedienza. La tabellina da imparare a memoria nei primi 100 giorni del nuovo governo Monti è pronta: riforma elettorale, riduzione dei fondi ai partiti, fisco, lavoro, legalità contro gli “inaccettabili episodi di corruzione e malcostume”. Una bandiera del rigore contro il populismo, per ridare all’Italia, oltre la dignità, nuovo sviluppo. Tutto bello e facile, dunque? Macchè!

Il rischio primo è che abbia ragione Massimo D’Alema quando diceva che i programmi sono tutti belli ma che nessuno li leggeva e … seguiva. Non solo. I partiti (alias molti dei loro esponenti) per mantenere almeno un po’ di potere, alla fin fine, vista la malaparata, possono anche seguire – da intendenti – il Prof premier. Ma siamo davvero sicuri che gli italiani preferiscono il rigore del Prof con il loden, ai populismi di destra e di sinistra, alle fumosità del centro, ai grilli di Grillo? Monti ha parlato bene, ma ha sbagliato posto: pensava di rivolgersi ai … tedeschi, non agli italiani, sempre pronti a seguire il pifferaio di turno.

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