Doping, Operación Puerto: 211 sacche di sangue a disposizione della Wada

Si tratta del sangue di sportivi che dieci anni fa si sono fatti aiutare dal dottor Eufemiano Fuentes.

Potranno essere identificati i 211 sportivi che dieci anni si fecero aiutare dal dottor Eufemiano Fuentes, il medico spagnolo che però, nel frattempo, è stato assolto perché la manipolazione del sangue non è considerata un’attività medica. Il dottore era stato condannato in primo grado a un anno di carcere, ma ora la Corte Provinciale di Madrid ha cancellato la pena perché, spiega:

“All’epoca dei fatti nel 2006 non esistevano normative antidoping che giustificassero la condanna del dottor Fuentes”

Anche il preparatore atletico Ignacio Labarta, che in primo grado era stato condannato a quattro mesi di carcere e di inabilitazione, è stato ora assolto. Fuentes potrà dunque tornare a esercitare la professione di medico sportivo.

Ma la parte interessante della decisione della Corte Provinciale di Madrid è che le 211 sacche di sangue che sono state sequestrate nel corso dell’Operación Puerto non saranno distrutte, ma saranno messe a disposizione della federazione spagnola di ciclismo, della Wada (agenzia mondiale antidoping), dell’Uci (Unione ciclistica internazionale) e del Coni. Si potrà procedere alla comparazione del DNA del sangue contenuto nelle sacche, nel frattempo conservate nel laboratorio antidoping di Barcellona, con i nomi contenuti nel database contenente i dati sugli atleti che dieci anni fa avrebbero collaborato con Fuentes.

Ricordiamo che nell’Operación Puerto sono stati coinvolti numerosi ciclisti, tra i quali Alejandro Valverde e Ivan Basso che, pur non essendo mai stati trovati positivi al doping, hanno dovuto scontare pesanti squalifiche. Ora, anche se i proprietari del sangue di quelle 211 sacche saranno identificati, non potranno essere puniti perché i fatti sono ormai caduti in prescrizione. Non si tratterà solo di ciclisti, ma anche di atleti di altri sport, inclusi calcio e tennis.

In primo grado, nel 2013, la giudica Julia Patricia Santamaria aveva deciso per la distruzione delle sacche di sangue per rispetto della privacy, ma è stato presentato il ricorso che oggi è stato accolto.

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