Affari italiani: perché oggi un’alternativa a Dondi è credibile

La discesa in campo di Treviso è il segnale che l’era di Giancarlo Dondi potrebbe essere vicina alla fine.

Non è stato un fulmine a ciel sereno il comunicato della Benetton Treviso di venerdì scorso. Ma la presa di posizione della famiglia Benetton e di Amerino Zatta contro la presidenza Dondi sono una novità importantissima nel panorama ovale italiano. E dopo troppi anni senza alternative credibili, oggi il movimento italiano potrebbe essere maturo per un cambiamento.

Ma cosa è cambiato rispetto a quattro od otto anni fa? Tanto, tantissimo, forse tutto. Ecco, in punti, perché un candidato forte potrebbe vincere le prossime elezioni federali.

1. La stanchezza del presidente. La prima questione è evidente. Giancarlo Dondi non è più un ragazzino e la presidenza Fir è un lavoro logorante. Soprattutto se, come nel caso di Dondi, si è sempre eliminato i collaboratori più bravi per paura di crescersi dei nemici in casa. Dondi ha sempre dovuto gestire tutto in prima persona, perché quando ci si affida solo a yesmen incapaci poi si vedono i risultati: dalla gestione “alla francese” dei test match nel 2010 al “alto” rapporto con le franchigie negli ultimi due anni. Il presidente Dondi ha avuto tanti successi in questi anni, e le voci federali, riportate stamani dal Gazzettino, parlano dell’ipotesi che il presidente non si candidi, magari appoggiando uno dei suoi fedelissimi, come Saccà o Gavazzi.

2. E’ un altro rugby. La dirigenza federale attuale è quella cresciuta nel rugby pane e salame e non ha le capacità per reggere la velocità del rugby moderno. E non parlo di quello giocato. Servono idee nuove, adatte ai tempi, che facciano crescere il movimento e non, come oggi, ne limitino le potenzialità. E dopo così tanti anni troppe persone vivono di rendita, con posti fissi certi, cui non corrispondono né qualità né meriti. E molti vogliono sentire nomi nuovi quando si parla di responsabili all’interno della Fir, quando si parla di tecnici federali. Magari nomi più capaci, o per lo meno nuovi fallimenti da sperimentare, invece di limitarci a rivivere gli stessi orrori.

3. Il malcontento cresce. L’ingresso italiano in Celtic League è stato un boomerang per la presidenza Dondi. Pochi, fino a ora, i dividendi ottenuti, tante le polemiche. Quella più grave riguarda il deprezzamento dell’Eccellenza e, a cascata, degli altri campionati nazionali. Meno qualità, meno visibilità, meno interesse hanno portato i club a sentirsi messi nell’angolo. E la classica “diplomazia” dondiana rischia di non bastare quest’anno per convincere i club ad appoggiarlo. Come ha scritto Treviso, il malcontento è comune e generalizzato e potrebbe raccogliersi intorno a un nome nuovo.

4. Cambiata la geografia veneta. Il Veneto diviso, il Veneto degli orticelli, il Veneto che non ha mai saputo proporre un candidato unitario. Questo Veneto sembra il passato. Treviso non è una franchigia e non ha mai voluto esserla, ma l’ingresso di Benetton in Pro 12 ha creato sinergie nuove. Il club celtico ha stretto un nuovo legame con Padova, collabora attivamente con Mogliano e strizza l’occhio a San Donà. Cioè con tre delle quattro realtà d’elite del rugby veneto. Con tutti i loro importanti club satelliti. Insomma, il Veneto appare, per la prima volta, unito. Con l’eccezione Rovigo. Forse.

5. L’asse Ve-Lo-La. Sono le tre regioni più importanti del rugby italiano per storia e per tesserati, soprattutto. E la sensazione è che – tranne alcune aree franche – un’alleanza tra le società venete, lombarde e romane sia possibile. Un’asse che, poi, comprenderà sicuramente quel Viadana scottato dalla gestione federale della Pro 12 e che, dunque, rischia di vedere il meglio del rugby di club italiano schierato contro Dondi.

6. Il rumore del web. Dai blog più importanti ai social network più noti, le voci contro l’attuale gestione federale sono sempre più forti. E se prima della piena presa di coscienza del web queste voci restavano mute, ora il loro rumore si sente. Così come, grazie ai blog, anche le voci locali – cioè i colleghi dei giornali locali – assumono rilievo nazionale e vengono ascoltate ovunque. Un’onda, quella del web, che la Fir non ha saputo anticipare né prevedere e che ora cerca di gestire, ma che ormai è diventata un piccolo tsunami che ha sconvolto il movimento.

Insomma, dopo anni sembre che, finalmente, un’alternativa credibile e vincente alla gestione Dondi sia possibile. Che sia necessaria, poi, è un altro paio di maniche e la posizione di Rugby 1823 la conoscete da anni. Ma di quello avrò modo di scrivere a lungo e spesso nei prossimi mesi.

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