Affari italiani: salta l’Australia a Bologna, ma è proprio colpa del calcio?

Non si disputerà, salvo sorprese, al Dall’Ara il test match tra l’Italrugby e i Wallabies a novembre.

Gli All Blacks a Milano, Tonga a Torino e ora l’Australia a Bologna. Visto che parleremo anche di calcio in questo post, rubo un termine tanto caro ai tifosi tondi e parlerò di triplete clamoroso. Ma non si tratta di vittorie, ma di sconfitte politiche e gestionali. E l’alibi del calcio ora appare solo un alibi.

Lo scrive il Corriere dello Sport, dove Marcello Giordano ci racconta che “La nazionale di rugby al Dall’Ara proprio non s’ha da fare: lo ha deciso il Bologna calcio, che, in qualità di gestore dello stadio, ha rigettato la richiesta del Comune di consentire lo svolgimento del test match degli azzurri contro l’Australia, in programma il prossimo 24 novembre”.

Insomma, ancora una volta un club di calcio ha detto no al rugby. Ancora una volta uno stadio non è stato prestato all’Italrugby per una sfida che avrebbe portato lustro e soldi in una città italiana. E, ora, si scatenerà la solita polemica contro la pallatonda. Polemica spesso portata avanti anche su queste pagine e polemica che, in buona parte, è giustificata. Ma se tre indizi fanno una prova, forse c’è da farsi altre domande.

E’ possibile che dopo anni in cui il rugby trovava ospitalità ovunque, da Milano a Verona, da Padova e Torino, da Genova a Bologna, proprio adesso vi siano tutti questi problemi? E’ possibile che gli stadi di proprieta del Comune vengano gestiti unicamente dai club di calcio? Non sono state le amministrazioni, passate e presenti, ad accettare accordi che negano la possibilità di organizzare eventi di spessore mondiale nei loro stadi? E poi c’è la questione Fir.

E’ possibile che chi gestisce gli eventi nella Federazione abbia mandato in giro le bozze d’accordo del 2010, dove la Fir risulta avere diritto a tutti gli incassi, mentre viene chiesto agli organizzatori/Comune di farsi carico di tutte le spese? Insomma, chi viene chiamato a organizzare i test match nella propria città dovrebbe prendersi il rischio imprenditoriale di investire sull’evento, sapendo che i ricavi non saranno totalmente a sua disposizione e garantendo una fidejussione a copertura dell’eventuale mancato incasso. E poi ci scandalizziamo se le amministrazioni di Milano, Torino o Bologna dicono di no?

Insomma, ora parta pure il tiro al pallone (tondo), ma altri si facciano un bell’esame di coscienza e si chiedano se un triplete tale sia proprio solo colpa del calcio.

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