Mafia e politica: via d’Amelio e lo stragismo degli anni novanta

Chi ha meno di venti-venticinque anni probabilmente non lo ricorda, ma l’Italia si è trovata, ad un certo punto, in guerra. E non contro nemici stranieri o soldati di altre nazioni. Erano stati degli italiani a dichiarare guerra all’Italia. Nel 1992-1993 la mafia decise di colpire quanto più profondamente possibile lo Stato. Dal momento in

di bruno

Chi ha meno di venti-venticinque anni probabilmente non lo ricorda, ma l’Italia si è trovata, ad un certo punto, in guerra. E non contro nemici stranieri o soldati di altre nazioni. Erano stati degli italiani a dichiarare guerra all’Italia. Nel 1992-1993 la mafia decise di colpire quanto più profondamente possibile lo Stato. Dal momento in cui le condanne del maxiprocesso di Palermo divennero definitive ( 30 Gennaio 1992), Cosa Nostra, probabilmente insieme ai cosiddetti “mandanti occulti”, decise di dichiarare guerra allo Stato. Peccato che oggi sia più comodo agitare altri spettri: i “fascisti” da una parte, i “comunisti” dall’altra. Patetico.

Prima uccidendo Falcone, la moglie e gli uomini della scorta, il 23 Maggio, poi Paolo Borsellino e la scorta, il 19 Luglio. Poi mettendo bombe sul continente (Milano, Firenze, Roma), provocando lutti e devastazioni in tutta Italia. Poi tutto si fermò, forse in seguito a trattative e “trattati di pace” tra lo Stato e la mafia.

I punti oscuri in questa tragica sequela di morti e di bombe non mancano, anche se recentemente si è parlato dell’agenda rossa di Paolo Borsellino. Vale a dire l’agenda sulla quale il magistrato segnava appunti, riflessioni, appuntamenti, risultati degli interrogatori.

Agenda sparita misteriosamente da via d’Amelio subito dopo la strage. La vicenda dell’agenda rossa si collega ad altri interrogativi sulla strage, come la mancata chiusura al traffico di via d’Amelio (nonostante si sapesse che la via, nella quale abitava la madre di Borsellino, era considerata a rischio), la presunta presenza di uomini dei servizi segreti sul luogo della strage subito dopo la mattanza, la tempistica delle telefonate di Bruno Contrada, dirigente del SISDE, pochi secondi dopo lo scoppio dell’autobomba.

Per la sparizione dell’agenda rossa e per favoreggiamento alla mafia era indagato da qualche mese il colonnello dei Carabinieri Giovanni Arcangioli. La vicenda è stata molto lunga, qui sotto trovate un primo video riassuntivo, e di seguito, la seconda parte:

E’ del 1 Aprile scorso la notizia del proscioglimento di Giovanni Arcangioli dalle accuse rivoltegli. Tale avvenimento ha subito provocato la reazione del fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, che in un post scritto per il blog 19luglio1992.com esprime tutta la sua delusione e la sua rabbia per un provvedimento che potrebbe rallentare la ricerca della verità su quei terribili mesi.

Ma cosa successe dopo le stragi in Sicilia e in Italia? Politica e magistratura cercarono di rispondere all’arroganza e alle bombe della mafia (vennero riaperte le carceri di Pianosa e l’Asinara, nelle quali furono trasportati centinaia di mafiosi, venne preparato e dopo via D’Amelio convertito in legge il cosiddetto “decretone”, con nuove norme sul pentitismo e sul carcere duro per i mafiosi, il cosiddetto 41 bis). Ma qualcun altro, però, decise di compiere altre azioni. Secondo il tribunale di Palermo che in primo grado ha condannato Marcello Dell’Utri alla pena di 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, il senatore di Forza Italia

[…] ha voluto mantenere vivo per circa trent’anni il suo rapporto con l’organizzazione mafiosa ( sopravvissuto anche alle stragi del 1992 e 1993, quando i tradizionali referenti, non più affidabili, venivano raggiunti dalla “vendetta” di Cosa Nostra) e ciò nonostante il mutare della coscienza sociale di fronte al fenomeno mafioso nel suo complesso e pur avendo, a motivo delle sue condizioni personali, sociali, culturali ed economiche, tutte le possibilità concrete per distaccarsene e per rifiutare ogni qualsivoglia richiesta da parte dei soggetti intranei o vicini a Cosa Nostra. […]
(citato in “Se li conosci li eviti” di Peter Gomez e Marco Travaglio pag. 143)

Dell’Utri incontra Vittorio Mangano dopo le stragi del 1993. All’epoca Mangano era un boss mafioso della famiglia di Porta Nuova a Palermo e precedentemente era stato fattore (dal 1974 per quasi due anni) di Berlusconi a Villa San Martino. Secondo il senatore forzista

“Mangano era solito ogni tanto venirmi a trovare, prospettandomi questioni di carattere personale, spesso attinenti a motivi di salute.”
(citato in “I complici” di Peter Gomez e Lirio Abbate, pag. 220)

Secondo alcuni pentiti Cosa Nostra cercava nuovi referenti politici, dopo lo sconvolgimento che stava avvenendo in Italia in quegli anni. Cosa Nostra voleva anche che lo Stato allentasse la pressione sulla Sicilia, che stava diventando davvero pesante.

In questa situazione si inquadra la famosa storia del papello di Riina, di cui parla Giovanni Brusca, e che prevederebbe alcune richieste che Cosa Nostra fece allo Stato: abolizione del 41 bis, modifica della legge Rognoni – La Torre sulla confisca dei beni mafiosi, riforma della legge sui pentiti, chiusura delle carceri di Pianosa e dell’Asinara.

La legge sui pentiti fu modificata nel 2001, governo Amato, e come conseguenza il numero di mafiosi di prim’ordine pentiti si ridusse notevolmente. Le carceri di Pianosa e dell’Asinara furono chiuse dal ministro della Giustizia Flick sempre negli anni del centrosinistra.
Si è cercato , nel 2005, di riformare la legge Rognoni – La Torre, prevedendo la possibilità di revisione – senza limiti di tempo e su richiesta di chiunque sia titolare di un interesse giuridicamente riconosciuto – dei provvedimenti definitivi di confisca. In pratica, un indebolimento notevole della suddetta legge. Attenzione però. Secondo il Tribunale di Palermo, a proposito della discesa in campo di Berlusconi e della nascita di Forza Italia,

[…] vi erano pressanti e gravi ragioni […] perchè questo impegno in politica avvenisse e altrettanto ampie motivazioni perchè il nascente partito assumesse, sul fronte giudiziario, una linea ideologica di tipo garantista. […] Ragioni e motivazioni che non possono essere ritenute, tout court, inquinate dal fine di agevolare Cosa Nostra ma che, ovviamente, non potevano non essere apprezzate da qualunque soggetto che, in quel periodo storico, si fosse trovato ad avere a che fare con la giustizia, a qualsivoglia titolo. […]
(citato in “I complici”, pag. 225)

Insomma, punti oscuri da chiarire ce ne sono, e parecchi anche. Come ha scritto Marco Travaglio nella prefazione al libro di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza “L’Agenda Rossa di Paolo Borsellino”

“l’agenda rossa è la scatola nera della Seconda Repubblica Dovesse cadere nelle mani “sbagliate”, quelle dei magistrati e dei cittadini onesti, tutti capirebbero tutto.”

Il fatto in questione è importante e forse decisivo per capire cosa è successo realmente in quei giorni maledetti. Perché se ne parla poco?

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