Il bilancio del governo Monti

L’operato del governo Monti dal giuramento alle dimissioni

di guido

Il governo Monti è finito, viva il governo Monti? Ora che l’esperienza del governo tecnico è conclusa, e l’Italia si divide tra chi, come Berlusconi, si augura che non si ripeta più, e chi come i centristi vorrebbero riproporla anche nella prossima legislatura, è comunque tempo di bilanci. Visto che i professori al governo ci hanno abituato a ragionare con i numeri, seguiamo questo principio, aiutandoci anche con le infografiche riassuntive di ANSA-CENTIMETRI.

Intanto la durata: il governo Monti è durato 401 giorni, dal 16 novembre 2011, data del giuramento, al 21 dicembre 2012, data delle dimissioni del professore. Il governo è stato composto da 19 ministeri (1 accorpato sotto un unico ministro, ovvero i Trasposti e lo Sviluppo Economico sotto Corrado Passera), e c’è stato un solo cambio alla guida di un dicastero: Vittorio Grilli ha sostituito lo stesso Monti come ministro dell’Economia dall’11 luglio. Lo spread è passato dai 519 punti del 16 novembre ai 311 di ieri.

Bilancio Governo Monti

Bilancio Governo Monti
Bilancio Governo Monti


Passiamo ai provvedimenti: in totale il governo Monti ha approvato in Cdm 115 provvedimenti, di cui 77 approvati in via definitiva dal Parlamento. Dei provvedimenti varati, la maggior parte riguarda la ratifica di accordi internazionali, perlopiù economici e commerciali. Il governo tecnico ha fatto largo uso di decreti legge, 35 in un anno, di cui 31 approvati definitivamente dal Parlamento. Meno usato lo strumento del disegno di legge semplice, 23 casi, di cui 21 approvati.

È stato fatto un largo uso del voto di fiducia (l’ultimo ieri, sulla legge di stabilità), 52 in tutto, di cui 34 alla Camera e 18 al Senato.

Venendo ai provvedimenti concreti, i più importanti hanno riguardato pensioni e lavoro: l’età minima è passata da 65 a 66 anni per gli uomini e da 60 a 62 per le donne, con un’ulteriore revisione prevista per il 2018. Gli anni di contributi sono saliti da 40 a 42 per gli uomini, 41 per le donne. Riguardo il mercato del lavoro, è stata ridotta la flessibilità in entrata e aumentata quella in uscita. Il risultato immediato è stato un aumento della disoccupazione, salita all’11,1% a ottobre, e un calo del Pil, sceso del 2,1%.

Per quanto riguarda i principali provvedimenti finiti su un binario morto e lasciati in eredità ai prossimi esecutivi, oltre al taglio delle province spicca la riforma della legge elettorale (anche se quella è stata fin dall’inizio responsabilità dei partiti), il taglio del numero dei parlamentari, il ripristino del reato di falso in bilancio, la riforma del finanziamento ai partiti, il divorzio breve e le misure alternative al carcere, respinte dal Parlamento in extremis.

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