Monti tentenna. “Centristi” appesi al pendolo del Prof. E Bersani …

Se Mario Monti è riuscito a evitare la bancarotta all’Italia facendo stringere la cinta agli italiani fino all’ultimo foro, ora rischia di far venire un coccolone a Casini&C (compreso Montezemolo), appesi alle labbra del Prof, tutt’ora incerto sul suo futuro politico. Ieri, infatti, Monti prima ha incassato il voto di fiducia sulla Stabilità, poi è

Se Mario Monti è riuscito a evitare la bancarotta all’Italia facendo stringere la cinta agli italiani fino all’ultimo foro, ora rischia di far venire un coccolone a Casini&C (compreso Montezemolo), appesi alle labbra del Prof, tutt’ora incerto sul suo futuro politico. Ieri, infatti, Monti prima ha incassato il voto di fiducia sulla Stabilità, poi è salito al Quirinale rassegnando le dimissioni nelle mani di Napolitano, alquanto stralunato dopo la fine precipitosa della legislatura.

Ora, però, il percorso del Prof appare incerto: un giorno pare scontata la sua discesa in campo con candidatura a tutto tondo, il giorno dopo però giungono segnali opposti. Ecco perché gli umori dei centristi Casini&C mutano rapidamente: alle stelle, quando da Monti giungono segnali positivi per la imminente battaglia elettorale e la sua volontà di puntare da politico a Palazzo Chigi, sotto i piedi, quando il Prof pare orientato al Colle. Questo perché se Monti non prenderà la guida della … “terra di mezzo”, Casini & C rimarranno come Don Falcuccio, raccogliendo alle urne un pugno di foglie secche.

Ma se Atene piange, Sparta non ride. Così se i cosiddetti centristi di Casini & C sono costretti a seguire col patema d’animo il pendolo di Monti, anche i cosiddetti progressisti del Pd sono in fibrillazione. Per Bersani, infatti, un conto è ritrovarsi di fronte il Cav spennato e isolato, un conto il Prof, sempre sostenuto in questi ultimi 13 mesi dal Pd in Parlamento e sponsorizzato di fatto da chi in Europa e nel mondo tira le fila della finanza e della politica.

Pier Luigi non può più affidarsi alla battuta se è meglio “il passerotto in mano o il tacchino sul tetto”, tant’è che lancia la sua prima freccia avvelenata contro i partiti “in prima persona” perché “non fanno bene alla politica”. Bersani qui non ha certo torto ma gioca d’azzardo accumunando sullo stesso piano inclinato Monti e Berlusconi (invece diversi in tutto e per tutto) e dimenticandosi che se i partiti personali sono un danno, lo sono anche i partiti d’apparato, qual è il Pd.

Non è grazie a quel tipo di partito che Bersani ha piegato Renzi alle primarie e, ancor prima, non è grazie a quel tipo di partito (dal Pci in poi) che Bersani è giunto fin qui? Quindi, calma e gesso. Tornare ai problemi dell’Italia, ai contenuti, non ai contenitori.

Insomma, senza Monti in campo, Casini & C sono alla frutta, ma con Monti in campo, Bersani altra via non ha se non quella di una alleanza. In tal caso, per Bersani le speranze di premiership sarebbero ridotte al lumicino. Solo un Pd capace di fare “cappotto” alle elezioni potrebbe chiudere la partita.

Infatti a Monti non basta l’appoggio (esterno) di mezzo mondo: a febbraio conteranno i voti degli italiani dentro le urne. Domani, domenica ci sarà la conferenza stampa di fine anno di Mario Monti premier, giorno in cui il Professore dovrebbe sciogliere la riserva sul suo impegno politico. Se sente aria di bruciato, al bivio, il Prof punterà sulla strada che porta al Colle.

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