Sondaggi: volano la Lega di “governo e di lotta” e l’Udc di “opposizione responsabile”. Terremoto in vista?

Non è la prima volta che succede, in politica. Ma succede. Non è vero che a guadagnare voti sia il maggior partito al governo, cioè quello che gestisce più potere. Ma non è neppure vero che, sull’altro fronte, sia il maggior partito di opposizione a usufruire elettoralmente dello status di “attaccante”. A confermarlo sono gli

Non è la prima volta che succede, in politica. Ma succede.

Non è vero che a guadagnare voti sia il maggior partito al governo, cioè quello che gestisce più potere. Ma non è neppure vero che, sull’altro fronte, sia il maggior partito di opposizione a usufruire elettoralmente dello status di “attaccante”.

A confermarlo sono gli ultimissimi sondaggi per le prossime Europee di giugno: il Pdl fatica a tenere rispetto alle politiche dell’aprile 2008 (oggi ha una forbice fra il 37 e il 40% con più possibilità verso il basso).

E il Pd conferma il trend verso il tracollo (oggi oscilla tra il 22 e il 25%, anche qui con più possibilità verso il basso).

A guadagnarci sarebbero, dalla parte della maggioranza, la Lega Nord (sull’11%, record storico e primo partito in Veneto e forse anche in Lombardia) che toglierebbe voti al Pdl ma anche al Pd; e dalla parte della minoranza, l’Udc (sull’8%) in crescita costante da molte settimane grazie ai voti che toglie al Pd ma anche al Pdl.

Appunto. Come volevasi dimostrare.

L’elettorato sembra voler premiare il partito di governo e di lotta di Umberto Bossi che resta nell’esecutivo ma gestisce bene la propria autonoma identità. Insomma il Senatur abbaia ma non molla la poltrona. Strattona Belusconi ma si guarda bene dallo spezzare la corda.

Specularmente, succede la stessa cosa anche al partito di Casini, che fa una opposizione “responsabile”, selezionando caso per caso e muovendosi di conseguenza. La politica della carota e del bastone dosata su entrambi i fronti.

Anche l’Idv di Di Pietro è in crescita. Qui il discorso è diverso perché l’opposizione dell’ex Pm è intransigente, “ideologicamente” antiberlusconiana. Il bacino dei delusi del Pd è oramai prosciugato e quindi per Di Pietro non ci sono più elettori da “pescare”.

Mentre Bossi e soprattutto Casini hanno potenzialmente (e teoricamente) la possibilità di gettare la rete nel mare del Pdl.

Ci sono ancora più di 90 giorni al voto. E tutto può accadere.

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