Gaspare Spatuzza: missili terra aria contro Caselli

La settimana scorsa Gaspare Spatuzza ha dichiarato quanto potete leggere su polisblog, che ha seguito la diretta della deposizione. Ha parlato dei presunti legami tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi – o meglio, tra la cupola e Marcello dell’Utri, visto che il processo in corso è l’appello del dibattimento in cui l’ex numero due di


La settimana scorsa Gaspare Spatuzza ha dichiarato quanto potete leggere su polisblog, che ha seguito la diretta della deposizione. Ha parlato dei presunti legami tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi – o meglio, tra la cupola e Marcello dell’Utri, visto che il processo in corso è l’appello del dibattimento in cui l’ex numero due di SB era stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.

Tutte affermazioni da verificare: agghiaccianti i dettagli sull’attentato che avrebbero dovuto compiere allo Stadio Olimpico, una macchina imbottita di esplosivo e tondino di ferro, per dilaniare i corpi delle vittime, i Carabinieri all’uscita dallo stadio. Ora però si scopre anche altro, per esempio un attentato con missili terra aria per abbattere l’elicottero sul quale a inizio anni novanta si muoveva Giancarlo Caselli:

“Ti facciamo saltare. Con un missile terra-aria, che ci è arrivato dalla Jugoslavia”. Quella lettera anonima che nell’agosto del 1993 annunciava un attentato a Giancarlo Caselli, non era opera di un mitomane. Sedici anni dopo, il pentito Gaspare Spatuzza racconta che il lanciamissili per uccidere il procuratore era in suo possesso (…) Tramite la ‘ndrangheta, la cosca dei Nirta, abbiamo acquistato delle armi, due mitra, due machine-pistole ed un lanciamissili. Era un carico di armi per fare un attentato al procuratore Caselli che avevamo saputo che si muoveva con un elicottero dell’elisoccorso che partiva dall’ospedale Cervello. Io avevo la reggenza del mandamento di Brancaccio e tramite Pietro Tagliavia mi dicono che devo “curarmi” Caselli. Questo lanciamissili era custodito in un magazzino della nostra famiglia che venne poi perquisito dalla Dia. Era nascosto nell’intercapedine di un divano e non fu trovato

Armi da guerra ed esplosivi che arrivano dalla ex Jugoslavia, al tempo, nel pieno del conflitto. Ma non solo: si parla anche del bambino sciolto nell’acido – per volere di Brusca – Giuseppe di Matteo, rapito da Spatuzza insieme ad altri “uomini d’onore”, in questo pezzo di Francesco Viviano e Alessandra Ziniti su Repubblica.

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