Nicchi e Fidanzati in cella: Cosa Nostra allo sbando?

La domanda è legittima, per le dichiarazioni che si pestano un pò i piedi una con l’altra, forse anche per l’orgoglio di poter comunicare risultati comunque importanti. Adn Kronos registra uno scambio di battute pubblico, ad alti livelli:Sono passati pochi minuti dall’arresto del boss mafioso Giovanni Nicchi, numero due di Cosa nostra, e il Procuratore

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La domanda è legittima, per le dichiarazioni che si pestano un pò i piedi una con l’altra, forse anche per l’orgoglio di poter comunicare risultati comunque importanti. Adn Kronos registra uno scambio di battute pubblico, ad alti livelli:

Sono passati pochi minuti dall’arresto del boss mafioso Giovanni Nicchi, numero due di Cosa nostra, e il Procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, commenta a caldo: “Cosa nostra adesso e’ allo sbando”. Appena ventiquattro ore dopo, il suo predecessore, oggi Procuratore capo a Torino, Giancarlo Caselli, da Fabio Fazio a ‘Che tempo che fa’ dice: “Cosa nonstra non e’ affatto allo sbando o alla fine, certamente e’ fortemente in difficolta’”. E oggi il Procuratore palermitano, dice all’ADNKRONOS: “Ognuno usa le espressioni che ritiene opportune. Ma il pensiero che Cosa nostra e’ oggi, dopo l’arresto di importanti latitanti, in fortissime difficolta’, e’ condiviso. Chiamarlo sbando o difficolta’ e’ praticamente la stessa cosa”.

Prosegue il ragionamento Ultime notizie TV, sempre del gruppo ADN Kronos: comunque sia lo stato di salute del mostro, ecco le prospettive a breve termine:

Le cosche hanno infatti perso nel giro di 20 giorni 2 capi carismatici, Domenico Raccuglia e Nicchi, capaci di imporre “spazi” e “regole” alle “famiglie”, ed è stato arrestato anche Tanino Fidanzati, sommo esperto di cocaina. Con questi arresti si corrode il “centralismo democratico”, un tempo assicurato dalla Cupola o Commissione. Le cosche vanno cioè incontro al “fai da te”, con il pericolo, paventato dal questore Alessandro Marangoni, di una “camorrizzazione” della mafia- cioè parcellizzazione tra cosche chiuse ed autonome- con il rischio di scontri per la supremazia. Una nuova “guerra di mafia” potrebbe essere dietro l’ angolo. E’ pur vero che resta in circolazione il potente Matteo Messina Denaro, ma la sua libertà non influisce sugli assetti della casa madre di Cosa Nostra, che resta saldamente radicata a Palermo, ed indisponibile ad accettare una supremazia trapanese.

L’augurio, ripetendo quanto auspicato da Caselli a Fazio nella trasmissione Che Tempo Fa l’altra sera (da qui i video), è quello di vedere sì dichiarazioni di successo sul versante delle forze dell’ordine, senza però dimenticare l’altra faccia della medaglia, quella delle indagini che seguono agli arresti mediatici di oggi giorno. Indagini essenziali per chiudere i processi in maniera giusta e definitiva, e che sono in mano ad uffici spesso sguarniti e incapaci quindi di dipanare le matasse inestricabili della mafia, specialmente in uno stato di fatto già compromesso sotto il profilo burocratico.

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