Berlusconi e Tremonti, il “gatto e la volpe”

Da sempre, e non solo in Italia, nessun capo di governo ha mai sottaciuto e sottovalutato il peso e le conseguenze di una crisi economica. Se non altro i premier democristiani della prima Repubblica (spinti ad esempio dal “rigorismo” di alleati come un La Malfa o di uno Spadolini) approfittavano di congiunture difficili per fare

Da sempre, e non solo in Italia, nessun capo di governo ha mai sottaciuto e sottovalutato il peso e le conseguenze di una crisi economica.

Se non altro i premier democristiani della prima Repubblica (spinti ad esempio dal “rigorismo” di alleati come un La Malfa o di uno Spadolini) approfittavano di congiunture difficili per fare riforme, mettere il Paese a “dieta” e per far stringere la cinta agli italiani.

Oggi, di fronte alla crisi più dura degli ultimi 60 anni, non si capisce l’atteggiamento di Silvio Berlusconi che anche ieri ha teso a sdrammatizzare la situazione economica, polemizzando con i media che “rappresentano la crisi come qualcosa di definitivo e tragico”.

Tanto più in una situazione di kappaò delle Borse e dove il presidente Usa Obama, allarmatissimo, parla di “dati sbalorditivi” (disoccupazione record) e dove in Europa la crisi non risparmia nessun Paese e in Italia ogni parametro volge al peggio e gli analisti stranieri prevedono per il Belpaese la… “bancarotta”.

Il governo sembra giocare a “rimpiattino”, Berlusconi e Tremonti giocano al “gatto e la volpe”. Il premier “minimizza” e il ministro dell’economia Tremonti suona l’allarme e tira fuori la promessa di un “gruzzoletto” per gli ammortizzatori sociali.

Non si vuole mettere il dito nella piaga: oltre alle cause internazionali, la recessione in Italia non ha solo origini di carattere finanziario. Da almeno 15 anni c’è una contrazione dello stato sociale e dei salari che ha causato una debolezza strutturale del mercato interno e ha innescato un ciclo perverso provocando un allargamento della forbice: chi stava male ora sta ancor peggio e chi stava bene ora sta ancor meglio.

Ma davvero il Premier pensa che per battere la crisi basti negarla? Così mentre Berlusconi è impegnato a polemizzare, il Paese è sempre più in preda alla paura per quello che avviene e per quello che presto può accadere.

Fra tre mesi si vota e, tant’è sembri il contrario, Berlusconi teme che l’election day possa invertire la tendenza positiva del centrodestra. Berlusconi vuole fare il pieno di voti e ha bisogno di rasserenare l’elettorato.

E quando dopo giugno la crisi stringerà nella morsa l’Italia? Dopo si vedrà. Il Cavaliere è un maestro nel tirar fuori conigli dal cappello e nell’inventar nemici. Vecchi o nuovi, fa lo stesso.