Facebook riammette Nino Randisi, il giornalista antimafia sospeso. Ma come funziona veramente il social network più famoso del mondo?

Nino Randisi, il giornalista apparentemente sospeso da Facebook per le sue denunce antimafia, è stato riammesso. Nei giorni scorsi erano addirittura 4 i gruppi nati in difesa del coraggioso reporter il più grande dei quali, Solidarietà per Nino Randisi, era arrivato a contare 982 iscritti. Proprio il “motto” di questo gruppo citava l’articolo di Vittorio

di luca17


Nino Randisi, il giornalista apparentemente sospeso da Facebook per le sue denunce antimafia, è stato riammesso. Nei giorni scorsi erano addirittura 4 i gruppi nati in difesa del coraggioso reporter il più grande dei quali, Solidarietà per Nino Randisi, era arrivato a contare 982 iscritti. Proprio il “motto” di questo gruppo citava l’articolo di Vittorio Zambardino di Repubblica, che denunciava:

Randisi è uno dei tanti cui accade questa disavventura facebookistica. A un certo punto qualcuno ti “denuncia”, le tue cose scompaiono, i dati e i contenuti che hai immesso, compresa la posta personale, svaniscono nel nulla. In molti casi – ci risulta -l’account viene riabilitato dopo le proteste, è successo perfino per qualche deputato. Ma intanto sapere “dove” e con chi protestare è molto complesso.
Randisi sembra pensare che qualcuno, dall’Italia, possa aver chiesto l’intervento contro la sua pagina. Ma il punto certo è che Facebook, piattaforma dove ormai più di 6 milioni di italiani esprimono i loro pensieri e le loro proteste, pubblicano le loro immagini e si mandano la loro corrispondenza, non ha nel nostro paese – che si sappia -nemmeno uno “sportello” cui indirizzare i propri reclami. Quella che ha colpito Randisi potrebbe essere censura o disguido. Si vedrà. Ma se almeno il danneggiato potesse parlarne a qualcuno, forse anche i sospetti diminuirebbero.

Ora proprio da Repubblica apprendiamo che l’account è stato ripristinato e che, secondo fonti interne al sito che hanno preferito restare anonime, il tutto sarebbe nato da un errore di valutazione del software che Facebook usa per valutare eventuali violazioni del codice di condotta. In altre parole si vorrebbe evitare che il network venisse usato a fini commerciali o propagandistici ma risulta quantomai evidente l’impossibilità di raggiungere questo scopo, di qui i ripetuti fallimenti del programma… che a quanto pare funziona così:

Vengono tenuti sotto controllo il volume delle comunicazioni di un account, il numero di video o di testi pubblicati, la direzione delle attività – ad esempio se un numero anomalo di messaggi viene indirizzato a una sola persona. Se una di queste cose accade, il software opera una sorta di sospensione cautelativa dell’account, non lo cancella.

Un sistema diabolicamente sicuro, come si è già visto in passato. Ricorderete tutti infatti i numerosi casi avvenuti, tra cui quello del parlamentare Matteo Salvini, sospeso e riammesso circa un mese dopo. Anche in quel caso si erano rincorse le voci di censura e alla fine, in mancanza di comunicazioni chiare da parte degli amministratori, l’intera vicenda è rimasta coperta da mistero.

Tutto è bene quel che finisce bene? Forse, ma non sarebbe il caso di cominciare a riflettere sugli errori commessi, almeno istituendo una sorta di ufficio reclami? Cresci, caro Facebook, se non vuoi essere inghiottito dal tuo stesso gigantismo.