Brexit, la UE approva le linee guida per il negoziato

L’UE punta a “raggiungere un risultato che sia giusto ed equo per tutti gli Stati membri e nell’interesse dei suoi cittadini”.

11.00 – La replica del primo ministro britannico Theresa May non si è fatta attendere e, dalle pagine del Telegraph, ha respinto quelle linee guida:

Abbiamo le loro linee guida per il negoziato, abbiamo le nostre linee guida per il negoziato e il discorso alla Lancaster House che ho tenuto lo scorso gennaio.

In quell’occasione May aveva spiegato le proprie priorità: controllo dell’immigrazione grazie alla fine della libera circolazione, libero mercato senza dazi e fine della giurisdizione delle Corti europee.

Quello che conta sedendo a quel tavolo è un Primo Ministro forte per il Regno Unito con un mandato forte da parte dei cittadini del Regno Unito in grado di rafforzare la nostra mano nei negoziati e assicurare il miglior accordo possibile.

09.00 – Ieri, sabato 29 aprile 2017, i capi di Stato e di governo dell’Unione Europea hanno approvato all’unanimità – ad eccezione del premier britannico Theresa May, per ovvi motivi – le linee guida europee per il negoziato sulla Brexit, che partirà subito dopo le elezioni in Gran Bretagna previste per il prossimo 8 giugno.

Fin dal primo punto, l’UE sottolinea la propria unità e l’intenzione di procedere ai negoziati in modo unitario “al fine di raggiungere un risultato che sia giusto ed equo per tutti gli Stati membri e nell’interesse dei suoi cittadini”, auspicando che il Regno Unito “resti un partner stretto in futuro”.

Nel documento approvato ieri, consultabile integralmente a questo indirizzo, si stabiliscono in primo luogo i principi fondamentali di questo lungo negoziato:

1. Il Consiglio europeo continuerà a basarsi sui principi enunciati nella dichiarazione dei capi di Stato o di governo e dei presidenti del Consiglio europeo e della Commissione europea del 29 giugno 2016. Ribadisce l’auspicio che il Regno Unito resti un partner stretto in futuro. Ribadisce altresì che ogni accordo con il Regno Unito dovrà essere basato su un equilibrio di diritti e obblighi e garantire condizioni di parità. La salvaguardia dell’integrità del mercato unico esclude la partecipazione ad esso su base settoriale. Un paese che non è membro dell’Unione e non rispetta i medesimi obblighi di un membro non può avere gli stessi diritti e godere degli stessi vantaggi di un membro. In tale contesto, il Consiglio europeo si compiace del fatto che il governo britannico riconosca che le quattro libertà del mercato unico sono indivisibili e che non sono ammissibili scelte di comodo. L’Unione preserverà la propria autonomia per quanto riguarda il suo processo decisionale e il ruolo della Corte di giustizia dell’Unione europea.
2. I negoziati a norma dell’articolo 50 del TUE saranno condotti all’insegna della trasparenza e come un pacchetto unico. In ottemperanza al principio secondo cui “nulla è concordato finché tutto non è concordato”, non sarà possibile concordare soluzioni su singoli elementi. L’Unione affronterà i negoziati con posizioni unificate e dialogherà con il Regno Unito esclusivamente attraverso i canali stabiliti nei presenti orientamenti e nelle direttive di negoziato. Al fine di non indebolire la posizione dell’Unione, non vi saranno negoziati separati tra singoli Stati membri e il Regno Unito su questioni attinenti al recesso del Regno Unito dall’Unione.

Subito dopo, dall’articolo 4, viene stabilito che i negoziati procederanno per fasi, con la prima fase finalizzata a “offrire a cittadini, imprese, soggetti interessati e partner internazionali il massimo grado possibile di chiarezza e certezza giuridica per quanto riguarda gli effetti immediati del recesso del Regno Unito dall’Unione”.

Nella terza parte, quella relativa alle modalità di un recesso ordinato, ci si concentra sui cittadini e sulle imprese dell’UE che hanno profondi legami col Regno Unito:

La prima priorità dei negoziati sarà concordare garanzie reciproche intese a salvaguardare, alla data del recesso, lo status e i diritti derivanti dal diritto dell’Unione dei cittadini dell’UE e del Regno Unito, e delle relative famiglie, interessati dal recesso del Regno Unito dall’Unione.

E:

L’uscita del Regno Unito dall’Unione avrà inoltre ripercussioni sulle imprese dell’UE che hanno scambi con il Regno Unito e che vi operano e sulle imprese britanniche che hanno scambi con l’Unione e che vi operano. Analogamente, può avere effetti sui soggetti che hanno concluso contratti e accordi commerciali o che prendono parte a programmi finanziati dall’UE partendo dal presupposto che il Regno Unito sarebbe rimasto membro dell’UE. I negoziati dovrebbero cercare di evitare un vuoto giuridico quando i trattati cesseranno di applicarsi al Regno Unito e, per quanto possibile, di affrontare le incertezze.

Nelle linee guida c’è spazio per la gestione e il trasferimento delle agenzie dell’UE che al momento hanno sede nel Regno Unito. Questo, per ovvi motivi, dovranno lasciare il Paese e trovare una locazione in uno degli Stati Membri, ma è necessario affrontare anche la delicata questione di tutti i procedimenti pendenti “dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea alla data del recesso che coinvolgono il Regno Unito o persone fisiche o giuridiche nel Regno Unito”.

L’ultima parte riguarda le future relazioni tra l’Unione Europea e il Regno Unito quando l’uscita di quest’ultimo sarà finalizzata:

Il Consiglio europeo accoglie con favore e condivide il desiderio del Regno Unito di instaurare uno stretto partenariato tra l’Unione e il Regno Unito dopo la sua uscita. Se è vero che le relazioni tra l’Unione e uno Stato che non ne è membro non possono offrire gli stessi vantaggi dell’appartenenza all’Unione, rimarranno legami forti e costruttivi nell’interesse di entrambe le parti che dovrebbero spingersi oltre i soli scambi commerciali.

E:

Qualsiasi accordo di libero scambio dovrebbe essere equilibrato, ambizioso e di vasta portata. Non può tuttavia equivalere alla partecipazione al mercato unico o sue parti, in quanto ciò ne comprometterebbe l’integrità e il corretto funzionamento. L’accordo deve garantire parità di condizioni, segnatamente in termini di concorrenza e aiuti di Stato, e a questo proposito comprendere salvaguardie contro vantaggi concorrenziali sleali derivanti, tra l’altro, da misure e prassi fiscali, sociali, ambientali e regolamentari.

I Video di Blogo

Ultime notizie su Brexit

Tutto su Brexit →