Agguato a Musy: Francesco Furchì resta in carcere

Furchì: “È un’accusa ridicola. Sono intenzionato ad andare fino in fondo. Dovranno chiedermi scusa e riabilitarmi”.

Il gip ha convalidato il fermo di Francesco Furchì, l’uomo arrestato dopo 10 mesi di indagini per l’agguato al consigliere comunale di Torino Alberto Musy, il 21 marzo dell’anno scorso. Furchì si dice innocente, gli inquirenti individuano le ragioni del gesto in un mix di questioni professionali e aspettative andate in fumo, anche di natura politica. Per il presunto colpevole insomma Musy era un traditore, uno di quelli che gli aveva voltato le spalle.

Ma a carico di Furchì ci sono anche e soprattutto le consulenze tecniche eseguite dal Politecnico di Torino che hanno preso in esame le sequenze delle immagini dell’arrivo dell’attentatore in via Barbaroux, sotto casa di Musy. Ciò ha permesso di risalire all’altezza, alla larghezza delle spalle e ad latri elementi utile per l’identificazione del colpevole. Ad esempio la camminata e la postura dell’aggressore: dalla comparazione sono venute fuori caratteristiche fisiche simili a quelle di Furchì, per un percentuale superiore al 90%.

Il Gip Torino Massimo Scarabello ha convalidato il fermo di Furchì questa mattina dopo le 9.00, il legale dell’uomo ha commentato:

Sono curioso di leggere la motivazione, poi assumeremo le nostre determinazioni. Ero fiducioso… ma il gip avrà avuto i suoi motivi. Vedremo dopo.

Al suo avvocato Furchì dopo l’arresto, avvenuto giovedì, aveva spiegato:

Musy era un amico. Non avevo alcun motivo per avercela con lui nonostante le delusioni di tipo politico. Sono tranquillo ma allibito. È un’accusa ridicola. Sono intenzionato ad andare fino in fondo. Dovranno chiedermi scusa e riabilitarmi con lo stesso clamore anche mediatico usato per questa storia.

Alberto Musy dal giorno dell’agguato non ha più ripreso conoscenza, si trova ricoverato in una struttura riabilitativa nel Parmense.

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