Il boss Gianni Nicchi in aula a Palermo: Gotha e Old Bridge i processi a suo carico

Per la prima volta dopo l’arresto Gianni Nicchi, da ieri in regime di 41 bis, è comparso in un’ aula di tribunale, a Palermo. L’udienza, relativa al processo d’appello Gotha, è durata pochi minuti e il procedimento è stato rinviato all’8 gennaio. Il giovane boss in primo grado era stato condannato a 15 anni di

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Per la prima volta dopo l’arresto Gianni Nicchi, da ieri in regime di 41 bis, è comparso in un’ aula di tribunale, a Palermo. L’udienza, relativa al processo d’appello Gotha, è durata pochi minuti e il procedimento è stato rinviato all’8 gennaio. Il giovane boss in primo grado era stato condannato a 15 anni di carcere.

Nicchi è coinvolto anche in un altro processo, denominato Old bridge, relativo alle riallacciate relazioni tra le famiglie mafiose palermitane e gli “scappati” d’oltreoceano (quei boss riparati in America a seguito della guerra di mafia scatenata da Riina negli anni ’80).

Vediamo un pò più da vicino i due procedimenti partendo dal primo che ha portato a condanne per oltre 400 anni di carcere a carico di una quarantina di imputati accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsioni, possesso illegale di armi. Da Live Sicilia del 21 gennaio 2008:

Eccolo tutto lì, il gotha della mafia palermitana, intercettato, indagato e portato in carcere nel giugno del 2006. Antonino Rotolo, capomafia di fede corleonese che aveva allargato la sua influenza a tutta la città, è stato condannato a vent’anni di reclusione. Era il capo del triumvirato che comandava Palermo: Rotolo-Bonura-Cinà (…). La sentenza è, infatti, sul filone principale del processo ‘Gotha’ che conta 44 imputati che hanno scelto il rito abbreviato (…). L’imputato ‘eccellente’ Giovanni Mercadante, ex parlamentare siciliano, ha optato per il rito ordinario. Il latitante Gianni Nicchi, pupillo di Rotolo, da lui incaricato di uccidere i Lo Piccolo, è stato condannato a 15 anni di reclusione e al pagamento di mille euro di multa. Infine Saro Inzerillo, la testa degli ’scappati’ alla mattanza corleonese di inizio anni ‘80, tornato in città, sconterà 10 anni.


E siamo al secondo procedimento in cui Nicchi è coinvolto, scaturito dall’inchiesta Old bridge. Nino Rotolo era contrario a riallacciare i legami con i cosiddetti “scappati” al contrario del boss Salvatore Lo Piccolo che intercedeva presso “zio Binnu” per la piena riammissione degli Inzerillo. Dall’archivio di Sicilia Informazioni (8 febbraio 2008):

sono circa 80 gli arresti disposti dai magistrati della procura distrettuale di New York e dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo nell’ambito dell’inchiesta, denominata “Old bridge” che riguarda esponenti delle famiglie mafiose palermitane, già coinvolti in vecchie inchieste su traffici internazionali di stupefacenti tra l’Italia e gli Stati Uniti. Dall’inchiesta emerge che alcuni di loro hanno riallacciato relazioni sul territorio americano, e in particolare con personaggi inseriti nella famiglia mafiosa americana degli Inzerillo-Gambino.

Ed ecco che affiora il ruolo – importante, da uomo di fiducia del boss Rotolo – di Gianni Nicchi.

In principio furono don Tano Badalamenti, Vittorio Mangano, Masino Buscetta: pionieri del grande business della droga tra l’America e la Sicilia (…). E i nomi delle famiglie Usa coinvolte sono sempre gli stessi: Gambino, Inzerillo. I vecchi padrini della Grande Mela, il traffico l’hanno dato in gestione alle nuove leve come Frank Calì detto ‘u Franki’. Mentre le cosche palermitane affidano il denaro frutto delle estorsioni e delle altre attività illecite, perché venga reinvestito in stupefacente, agli emergenti come il palermitano Gianni Nicchi. Ed è proprio seguendo i viaggi oltreoceano di Nicchi, che all’epoca non era ancora latitante, che nel 2003 gli investigatori hanno riannodato i fili del’antica rete della droga che unisce il vecchio al nuovo continente. Il 26 novembre il rampollo del capomafia Nino Rotolo vola a New York insieme ad un uomo storico di Bernardo Provenzano, Nicola Mandalà, capomafia di Villabate. Il 23 dicembre stessa destinazione per altri due mafiosi di spicco, Giuseppe Inzerillo e Salvatore Greco. Il 18 marzo, Mandalà torna negli Usa insieme a un altro boss di Villabate, Enzo Fontana. Tutti i viaggi sono preceduti da fitti appuntamenti con i capi delle principali famiglie palermitane.

E questo, secondo i magistrati….

va ad avvalorare l’ipotesi che il viaggio fosse stato organizzato in nome e per conto di più famiglie mafiose palermitane associatesi nell’occasione, per la conclusione di un redditizio affare da portare avanti negli Stati Uniti, che poteva essere quello dell’acquisto di una ingente partita di droga.

Per i padrini di Old Bridge a novembe 2008 il pm Maurizio De Lucia ha chiesto condanne per complessivi 182 anni di carcere come si legge su questo pezzo d’archivio di Repubblica.

Foto | Flickr

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