Gaspare Spatuzza, i fratelli Graviano, Berlusconi e Fininvest: cosa deve temere il Cavaliere

Perché Silvio Berlusconi dovrebbe temere le rivelazioni di Gaspare Spatuzza? Due motivi: primo, perché potrebbero finalmente spiegare alcune cosucce riguardo alla nascita del suo impero finanziario, e secondo, perché potrebbe trattarsi del redde rationem finale con Cosa Nostra, da sempre vicina, se non al tycoon di Arcore, al suo secondo, Marcello dell’Utri – condannato per

Perché Silvio Berlusconi dovrebbe temere le rivelazioni di Gaspare Spatuzza? Due motivi: primo, perché potrebbero finalmente spiegare alcune cosucce riguardo alla nascita del suo impero finanziario, e secondo, perché potrebbe trattarsi del redde rationem finale con Cosa Nostra, da sempre vicina, se non al tycoon di Arcore, al suo secondo, Marcello dell’Utri – condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. E il passo è breve…

Vediamo di fare il punto della situazione: chi è Gaspare Spatuzza, ve l’abbiamo spiegato alcuni giorni fa. Della cosca Brancaccio, ha salito tutti i gradini, passando da essere quello che “dava la battuta” – nel gergo, chi pedina la vittima da uccidere e segnala il momento opportuno per agire – a killer – è stato condannato a un ergastolo per l’omicidio di Don Puglisi – a boss della zona con decine di omicidi alle spalle

Decine gli omicidi attribuiti a Spatuzza: da quello di Marcello Drago e Domigo Buscetta, nipote del pentito storico di Cosa nostra Masino, a quelli di Giuseppe e Salvatore Di Peri e Salvatore Buscemi. Arrestato nel 1997, dopo essere sfuggito in tre occasioni per un soffio, alla cattura, non esitò a far fuoco contro gli agenti della Mobile

I legami di Spatuzza con i fratelli Graviano – e la presunta connessione con l’attuale Primo Ministro, tutta da dimostrare, ci mancherebbe – li si spiegano molto bene in questo pezzo di Giuseppe d’Avanzo:

Per Gaspare Spatuzza, da qualche parte, la famiglia di Brancaccio ha “un asso nella manica”. Quale può essere questo “jolly” non è più un mistero. Per i mafiosi, che riferiscono quel che sanno ai procuratori di Firenze, è una realtà il ricatto per Berlusconi che Cosa Nostra nasconde sotto la controversa storia delle stragi del 1993. Nell’interrogatorio del 16 marzo 2009, Spatuzza non parla più di morte, di bombe, di assassini, ma del denaro dei Graviano. E ha pochi dubbi che Giuseppe Graviano (che chiama “Madre Natura” o “Mio padre”) “si giocherà l’asso” contro chi a Milano è stato il mediatore degli affari di famiglia, Marcello Dell’Utri, e l’utilizzatore di quelle risorse, Silvio Berlusconi

E di nuovo: ma chi sono questi fratelli Graviano? Sono tre fratelli, tutti mafiosi, che comandavano al quartiere Brancaccio di Palermo a inizio anni novanta. Sono ritenuti responsabili, e condannati per questo, delle bombe che uccisero Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, oltre che della svolta stragista di Cosa Nostra del 1992 e del 1993, svolta avvenuta per costringere lo Stato a ritirarsi dalla lotta alla mafia (Missione compiuta, considerazione mia). Ma i fratelli Graviano come si legano a Spatuzza? Stesso clan, stesse frequentazioni.

Se loro erano il consiglio di amministrazione, diciamo che Spatuzza era un alto dirigente.

“Non si fidano di nessuno, hanno costruito in questi vent’anni un patrimonio immenso”. Per Gaspare Spatuzza, due più due fa sempre quattro. Dopo il 1989 e fino al 27 gennaio 1994 (li arrestano ai tavoli di “Gigi il cacciatore” di via Procaccini), Filippo e Giuseppe Graviano decidono di starsene latitanti a Milano e non a Palermo. Hanno le loro buone ragioni. A Milano possono contare su protezioni eccellenti e insospettabili che li garantiscono meglio delle strade strette di Brancaccio dove non passa inosservato nemmeno uno spillo. E dunque perché? “E’ anomalissimo”, dice il mafioso, ma la chiave è nel denaro. A Milano non ci sono uomini della famiglia, ma non importa perché ci sono i loro soldi e gli uomini che li custodiscono. I loro nomi forse non sono un mistero. Di più, Gaspare Spatuzza li suggerisce. Interrogatorio del 16 giugno: “Filippo ha nutrito sempre simpatia nei riguardi di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, (…) Filippo è tutto patito dell’abilità manageriale di Berlusconi. Potrei riempire pagine e pagine di verbale [per raccontare] della simpatia e del… possiamo dire … dell’amore che lo lega a Berlusconi e Dell’Utri”

La latitanza dei fratelli Graviano in effetti è sospetta. Ma quale sarebbe “il conto” che Cosa Nostra vorrebbe presentare a Silvio Berlusconi? Qui la faccenda è molto complicata, oltre che da scrivere al condizionale, ci mancherebbe. Nulla è certo e tutto è da verificare.

I fratelli Graviano avrebbero investito nel 1991 grosse somme di denaro nella Fininvest. Una enorme liquidità che dalla Sicilia sarebbe passata a Milano, ripulita. Leggo ancora nel pezzo di d’Avanzo:

Filippo è attentissimo nel seguire gli scambi, legge ogni giorno il Sole 24ore. Tiene in considerazione la questione Fininvest, d’occhio [il volume degli] investimenti pubblicitari. Mi dice [meraviglie] di una trasmissione come Striscia la notizia. Minimo investimento, massima raccolta [di spot], introiti da paura. “Il programma più redditizio della Fininvest”, dice. Abbiamo parlato anche di Telecom, Fiat, Piaggio, Colaninno, Tronchetti Provera, ma la Fininvest era, posso dire, un terreno di sua pertinenza, come [se fosse] un [suo] investimento, come se fossero soldi messi da tasca sua, la Fininvest”

motivo per cui l’avviso di garanzia dalla Procura di Firenze, indirizzato a Berlusconi Silvio, se ci sarà, lo si potrà vedere in questo modo: come il saldo finale per una serie di promesse non mantenute che da Arcore vanno a Palermo, promesse fatte a gente che di solito le vuole vedere mantenute – e qui ci ricolleghiamo al papello della trattativa Stato mafia di cui scrivemmo alcune settimane fa.

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