Ore 12 – Oggi i Radicali a congresso. Marco Pannella fra acuti e “stecche”

A chi gli chiedeva di abolire i “cretini”, Charles De Gaulle rispondeva che era un “vaste programme”. Marco Pannella, che con il presidentissimo francese ha poco in comune, apre oggi a Roma il 7° congresso dei Radicali italiani che si pone l’obiettivo di liquidare la “partitocrazia”.Come dire, un “vaste programme”. Pannella, uomo di indiscutibili risorse

A chi gli chiedeva di abolire i “cretini”, Charles De Gaulle rispondeva che era un “vaste programme”.

Marco Pannella, che con il presidentissimo francese ha poco in comune, apre oggi a Roma il 7° congresso dei Radicali italiani che si pone l’obiettivo di liquidare la “partitocrazia”.

Come dire, un “vaste programme”.

Pannella, uomo di indiscutibili risorse intellettuali e di altrettante indiscutibili “capocciate”, apre la vecchia-nuova battaglia per “la liberazione democratica dalla messa a sacco del regime democratico”. Marco vuole “la sostituzione radicale di una classe dirigente che dopo 60 anni potrebbe altrimenti continuare a produrre degrado e rovine”.

Il limite del capo radicale è sempre lo stesso: gridare sempre troppo forte e troppo in alto contro tutto e tutti, accumunare sempre tutto e tutti nello sfascio, presentarsi come il messia o l’angelo vendicatore, portatore unico e assoluto di verità, libertà, legalità, democrazia.

Pannella fa, quando gli conviene, l’indifferente sulle vicende della cronaca del palazzo, non gli interessa la “bassa cucina”, vola alto in cerca dell’alta politica. Che non trova mai, perché non c’è.

Ma quella del capoccione radicale, è una purezza double face: da una parte lancia fendenti contro la partitocrazia e dall’altra cerca con tutti i mezzi (intrallazzi compresi) di aprire falle nel muro anti-democratico per portare a casa il bottino, come tutti gli altri: potere, poltrone, soldi, immagine, voti.

Il difetto di Marco Pannella non è quello di essere logorroico. Il suo limite è di essere, specularmente, tale e quale a quelli che lui vuole “fare fuori”.

Come dire, non sta al “loro” gioco. Ma sta al … gioco.