Siria, documento Ue: escluse le sanzioni alla Russia

Matteo Renzi si è battuto per impedire che fossero presi provvedimenti punitivi nei confronti di Mosca

Vladimir Putin divide l’Unione Europea. I paesi membri hanno tutti condannato il sostegno del Cremlino nei confronti del regime di Damasco e i raid su Aleppo, ma continuano ad avere pareri discordanti sulle nuove sanzioni alla Russia. In ogni caso, alla fine, la linea più dialogante ha avuto la meglio: il Consiglio Europeo ha sottoscritto un documento nel quale non si fa accenno a misure punitive nei confronti “di persone o entità” russe.

Tra le nazioni che non hanno voluto alzare il tiro con Mosca c’è anche l’Italia. Matteo Renzi, al termine della prima giornata di lavori del Consiglio, ha dichiarato sul tema: “tutti concordiamo che bisogna fare tutte le pressioni possibili perché si possa arrivare ad un accordo in Siria”. Ma ha anche specificato: “non ha senso parlare di sanzioni alla Russia”.

Francia, Germania e Gran Bretagna, invece, secondo le indiscrezioni, avrebbero preferito, in prima battuta, usare il pugno di ferro. Tale ipotesi, in un certo senso, è stata confermata dalle dichiarazioni forti di Angela Merkel e Francois Hollande al termine del vertice di Berlino sull’Ucraina. I due hanno parlato di gesti “inumani” e di “crimini di guerra” rispetto all’atteggiamento di Mosca in Siria.

Alla fine, però, la linea morbida italiana è passata. Renzi ha fatto asse con l’Alto rappresentante Ue per la politica estera Federica Mogherini, che ha imposto una soluzione condivisa da tutti, comprese Parigi e Berlino. Ad escludere le sanzioni anche i leader di Spagna, Grecia, Austria e Cipro.

Stati Uniti e Nato formalmente non si intromettono nelle scelte europee, ma è chiaro che avrebbero preferito un’altra soluzione. Non è un caso, infatti, che il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, abbia manifestato grande “preoccupazione” per la squadra navale russa, fornita di portaerei, inviata in queste ore nel Mediterraneo orientale. Il rischio è che Putin voglia impiegarla per meglio supportare il regime di Bashar al-Assad.

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