Unesco: passa la risoluzione sulla Spianata delle Moschee. Proteste di Israele

Il provvedimento richiama Israele al rispetto dello status quo concordato dopo il ’67

Il Consiglio esecutivo dell’Unesco ha dato il suo assenso alla risoluzione sulla conservazione del patrimonio culturale e religioso di Gerusalemme Est. In base al testo, presentato da A.N.P., Qatar, Egitto, Libano, Algeria, Marocco, Sudan e Oman, è respinto qualsiasi legame tra il Monte del Tempio di Gerusalemme e l’ebraismo. Viene precisato, poi, che la moschea di al-Aqsa è luogo di culto islamico e che il patrimonio della città santa “è indivisibile”.

La decisione ha provocato reazioni molto forti. E, secondo quanto affermato oggi alla radio dall’ambasciatrice dell’organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, Carmel Shama HaCoen, la direttrice Irina Bokova ha “ricevuto minacce di morte e la sua protezione è in via di rinforzamento”. La notizia non ha ricevuto conferme ufficiali.

La risoluzione è passata con 24 voti favorevoli, 6 contrari (Stati Uniti, Gran Bretagna, Lituania, Estonia, Olanda, Germania) e 26 astensioni, tra cui anche l’Italia. Nel provvedimento, si sostiene che Gerusalemme appartiene alle tre grandi religioni monoteiste (ebraismo, islam e cristianità). Tuttavia, si sostiene che il Monte del Tempio è luogo sacro esclusivamente per i musulmani; gli ebrei non vengono menzionati.

A condannare il testo, ovviamente, il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Quest’ultimo ha definito “assurdo” il suo costrutto, ed ha aggiunto: “è come affermare che la Cina non ha legami con la Grande Muraglia o l’Egitto con le Piramidi”. Per parte sua, il ministro israeliano dell’istruzione, Naftali Bennett, come riportato dal sito di Maariv, ha scelto di sospendere “tutte le operazioni” con l’Unesco. Dunque, Tel Aviv non riceverà i rappresentanti dell’organizzazione e non prenderà parte agli incontri internazionali. “Nessuna cooperazione con chi promuove il terrorismo”, ha ribadito Bennett.

In sostanza, l’Unesco richede che vengano rispettati i confini, concordati tra Israele e la Giordania, dopo la guerra del ’67 . Per l’organizzazione sono da condannare le incursioni delle destra ebraica sulla Spianata delle Moschee (dove è stato distrutto il Tempio ebraico nel 70 dopo Cristo). Inoltre, viene contestato il mancato rispetto del diritto di preghiera per gli islamici e gli scavi autorizzati da Tel Aviv nella zona della stessa Spianata.