Vincenzo Abbagnale e quel quarto d’ora di ritardo

Ecco come è andata davvero la disavventura di Vincenzo Abbagnale con l’Antidoping.

Il mondo dello sport ormai funziona così: ci sono quelli veramente furbi che riescono a barare e a vincere senza essere “beccati” per anni e poi ci sono gli ingenui. Nella seconda categoria rientrano quegli atleti, anche grandissimi nella loro disciplina, che per ingenuità, magari per aiutare il fidanzato, oppure per distrazione, si ritrovano invischiati in guai seri e a scontare anni di squalifica senza aver mai tratto un reale beneficio da ciò che tale squalifica l’ha causata, mentre i rivali russi, cinesi, giamaicani e americani accumulano vittorie nonostante i sospetti spesso fondati.

Nella categoria degli ingenui rientra Vincenzo Abbagnale, finito oggi su tutti giornali in articoli in cui si abusa della parola “shock”. Soprattutto, al popolo di internet (e dei social in particolare), il non ancora 23enne figlio della leggenda vivente Giuseppe Abbagnale e membro di una altrettanto leggendaria famiglia sembra a tutti gli effetti un “dopato”.

Ma dopato è chi risulta positivo a un controllo antidoping, mentre il caso di Vincenzo è molto diverso. Il reale motivo per cui ha fatto tanto notizia è che è stato il padre, si dice, a “denunciare” il fatto che rischia la squalifica, ma è bene precisare che suo padre non è che abbia “denunciato” alcunché, semplicemente, essendo una persona corretta e trasparente e presiedendo la Federazione per la quale il suo stesso figlio è tesserato ha dovuto dare ordine di rendere noto che cosa sta rischiando Vincenzo. Ma la parola “shock” proprio non c’entra, perché dai titoli circolati in queste ore (considerato che la maggior parte della gente poi non legge il contenuto) sembra che Giuseppe Abbagnale abbia detto: “Mio figlio si dopa e sarà squalificato”. Invece non è così, perché Giuseppe sta cercando di salvare suo figlio da una squalifica che sarebbe di certo troppo severa rispetto a quello che ha realmente fatto.

Vincenzo è stato ingenuo e distratto, ma anche parecchio sfortunato. Ecco la sua spiegazione dettagliata di come sono andate realmente le cose il giorno in cui ha saltato il terzo controllo, quello che farebbe scattare la squalifica, riportata dalla Federcanottaggio:

“Ho dormito a Roma poiché il mattino seguente dovevo sottopormi ad un controllo medico di routine, prima di raggiungere Sabaudia e, mentre ero in attesa del controllo, visto che si stava facendo tardi, ho deciso di lasciare lo studio medico e raggiungere Sabaudia. Sulla statale pontina – peraltro nota per il traffico intenso e per il manto stradale non omogeneo, ndr – ho ricevuto la telefonata del controllore antidoping al quale ho comunicato di essere in arrivo (sessanta minuti è il tempo massimo entro il quale l’atleta deve trovarsi nel luogo prefissato in seguito ad una comunicazione di controllo ndr). Consapevole che potevo incorrere in una sanzione pesantissima, inizio ad accelerare tenendomi in contatto costante col sanitario. All’altezza di Latina, zona Borgo Piave e quindi a circa 35 minuti da Sabaudia, intorno alle 11.50 (dovevo arrivare entro le 12.30) con la ruota destra anteriore ho preso il ciglio stradale e l’auto nello sbandare si è bloccata. Non sapendo cosa fosse accaduto, e in preda all’agitazione, riesco a fermare un carro attrezzi che transitava in quel momento sulla strada e, contemporaneamente, ho avvisato il controllore antidoping dell’accaduto. Il meccanico, constatato che la ruota pur malconcia non era forata, riesce dopo vari tentativi a rimettere in moto l’auto e alle 12,00 riesco a ripartire alla volta di Sabaudia. Questi ultimi trenta chilometri sono stati i più lunghi della mia vita poiché tra dossi e limiti di velocità di cinquanta km/h sono arrivato a Sabaudia alle 12 e 46, mentre il controllore andava via lasciandomi nel panico per non aver sostenuto il terzo controllo a sorpresa”

La Federcanottaggio (e dunque sostanzialmente Giuseppe Abbagnale), che a quanto pare è certa che il racconto di Vincenzo non sia una cosa del tipo “il cane mi ha mangiato i compiti”, spiega:

“Ora gli Organi preposti stanno seguendo il loro iter e Vincenzo che ha reso le sue giustificazioni, sta continuando ad allenarsi con la consapevolezza di essere ‘pulito’ anche in considerazione del fatto che dal 2013 ad oggi ha sostenuto circa quindici controlli antidoping senza avere mai registrato problemi. Il Presidente Abbagnale, in accordo con il Gruppo Sportivo della Marina Militare di cui l’atleta fa parte e con la Direzione Tecnica, ha stabilito che l’atleta continuerà la preparazione in attesa che gli organismi antidoping preposti formalizzino la loro decisione”

Quindi a Vincenzo è successo questo:

– Ha saltato un primo controllo per dimenticanza
– Ha saltato il secondo controllo perché, come spiega la Federazione, il nuovo sistema gestionale, la cosiddetta piattaforma ADAMS, non gli ha confermato la segnalazione del luogo dove si trovava. Ricordiamo che la piattaforma ADAMS è quella che ha messo nei guai immeritatamente molti ragazzi dell’atletica leggera, dunque una rogna burocratica per colpa della quale sono sempre gli atleti a farne le spese, senza esserne realmente responsabili
– Ha saltato il terzo controllo perché, a causa di un incidente, è arrivato con 16 minuti di ritardo e il controllore antidoping, nonostante sia stato informato costantemente di cosa stesse succedendo, non ha voluto/potuto aspettare (ci piacerebbe sentire anche il controllore per capire ancora meglio come sono andate le cose).

La colpa più grave di Vincenzo resta dunque quella di essere stato distratto soprattutto per il primo controllo saltato e per quanto a 22 anni ci sia gente che si scorda di presentarsi a un esame o di togliere una padella dal fuoco, purtroppo quando sei un atleta professionista non puoi permetterti una distrazione del genere, o meglio puoi, ma devi essere sicuro che le due volte successive non ti capitino altre catastrofi. Insomma, probabilmente Abbagnale junior merita una punizione, ma una squalifica di due anni, che è quello che rischia, sembrerebbe quanto meno spropositata.

Foto © Federcanottaggio