Crisi diplomatica Iraq-Turchia. Baghdad: “Erdogan ritiri le truppe”

Erdogan non nasconde le sue mire su Mosul. Il premier iracheno: “c’è un rischio di guerra regionale”

Dopo il prolungamento dello stato d’emergenza, il presidente Recep Tayyip Erdogan torna a far discutere per le sue esternazioni inerenti al conflitto in Iraq. Il “sultano”, lunedì scorso, ha fatto capire quale sarebbe la sua strategia in seguito alla liberazione di Mosul dall’Isis. In sostanza, ha auspicato solo la presenza di “arabi sunniti, curdi sunniti, turkmeni” nella città. Immediata è arrivata la reazione di Baghdad che ha convocato l’ambasciatore turco. E, sua volta, ha fatto lo stesso Ankara con quello iracheno.

Il Parlamento dell’Iraq ha convocato una riunione straordinaria, nella quale ha attaccato il presidente turco. I rappresentanti iracheni hanno chiesto ad Ankara “l’immediato ritiro delle truppe” turche nel Nord del Paese, nei pressi di Mosul. E questa richiesta ha incassato l’appoggio della comunità sciita, che costituisce oltre il 60% del totale della popolazione.

Quale partita stia giocando in Medio Oreinte Erdogan è ormai sempre più chiaro, visto che ha dispiegato forze turche sia in Iraq sia in Siria. Per quanto concerne il primo teatro di guerra, facendo leva su un’alleanza con il presidente del Kurdistan, Massoud Barzani, il suo obiettivo è quello di controllare Mosul. Dall’altra parte del confine, invece, ha scatenato un’offensiva contro curdi del Pkk e dello Ypg: l’intento è quello di controllare una parte del Nord Paese quando il conflitto sarà terminato.

Ma l’arroganza di Erdogan può portare a conseguenze impreviste. A dirlo, senza troppi giri di parole, è stato Haider al-Abadi. Il premier iracheno ha fatto sapere che la presenza delle truppe turche in Iraq “può innescare una guerra regionale”.

Intanto, la liberazione di Mosul dall’Isis si allontana. Gli islamisti stanno beneficiando in Iraq, così come in Siria, delle forti divisioni tra le nazioni che dovrebbero spingere per l’assalto finale alle ultime roccaforti dei jihadisti.