Le dimissioni di Veltroni e la crisi del PD viste dalla stampa estera

Una delle ragioni per cui la stampa straniera fa fatica a capire il fenomeno Berlusconi, e non smette di stupirsene, è legata alla scarsa attenzione che le stesse testate, sensibilissime ad ogni gaffe del Silvio nazionale, dedicano alle notizie legate all’altra metà dello spettro politico italiano: il centrosinistra. Si tratta di un errore di prospettiva


Una delle ragioni per cui la stampa straniera fa fatica a capire il fenomeno Berlusconi, e non smette di stupirsene, è legata alla scarsa attenzione che le stesse testate, sensibilissime ad ogni gaffe del Silvio nazionale, dedicano alle notizie legate all’altra metà dello spettro politico italiano: il centrosinistra.

Si tratta di un errore di prospettiva particolarmente grave: non si può infatti capire il perdurante successo del capo del PDL presso l’opinione pubblica se non si considera quanto sia invece screditato – e non da ieri – il principale schieramento politico alternativo.

Molti giornali esteri tuttavia sembrano ignorare volentieri le vicende della sinistra italiana. Prendiamo ad esempio il modo in cui la stampa britannica ha seguito le dimissioni di Walter Veltroni e la crisi del PD: difficile trovare sui principali quotidiani anche un breve reportage.

Sul sito del Guardian ad esempio, se si cercano articoli recenti con la parola chiave Veltroni, si trovano solo due reportage sul caso Englaro; su quello del Times saltano fuori in cima alla lista, quasi a mo’ di beffa, due articoli sulle gaffe di Berlusconi. Stessa storia per The Independent.

Diversa la situazione in Francia, paese tradizionalmente più attento alle vicende del suo vicino transalpino: Le Figaro riporta le considerazioni del politologo Marc Lazar, autore recentemente di un bel libro sull’Italia, che afferma che “Veltroni ha servito da capro espiatorio per una situazione ben più grave, ragione per cui le sue dimissioni non risolvono niente. I problemi del PD, come il suo progetto e il suo radicamento, continuano a non essere risolti”.

Libération, da parte sua, paragona le dimissioni del buon Uolter a quelle di Lionel Jospin. Il quotidiano comunista L’Humanité, prevedibilmente, si scandalizza più che altro per il fatto che un democristiano si ritrovi per la prima volta alla testa di quello che resta dello storico PCI, e fa notare che si tratta di

uno sconvolgimento per gli ex-comunisti che negli ultimi tempi vedono affermarsi nelle primarie municipali più che altro candidati provenienti dalla destra del PD, come a Bologna, tradizionale fortezza rossa

Anche Le Monde non manca di sottolineare che Franceschini è stato svezzato dalla vecchia DC, prima di segnalare ai lettori che uno dei suoi due romanzi è stato tradotto anche in francese da Gallimard.

Negli USA il Time, tra i pochi ad offrire un’analisi un po’ originale, mette in rilievo ironicamente come gli italiani, che nella vita quotidiana tendono a non rispettare la fila, siano invece eccezionalmente prudenti in politica, dove:

a causa della gerontocrazia italiana e delle regole non scritte dei partiti, i giovani vengono coinvolti con la falsa promessa che se aspettano qualche anno arriverà anche il loro turno. Ma non appena finalmente ce l’hanno fatta, quelli che una volta erano aspiranti (ed ispirati) leader hanno ormai perso il loro carisma e dimenticato le idee innovative che avevano un tempo.

La soluzione migliore alla crisi aperta dalle dimissioni di Veltroni sarebbe stata per il Time, invece della reggenza Franceschini, l’inconorazione del giovane Matteo Renzi, che il settimanale indica addirittura come “il nuovo Obama della sinistra italiana”.

Il New York Times fa invece notare non senza ironia come Veltroni avesse a suo tempo copiato lo slogan di Obama “Yes, we can”, cercando di presentarsi come la faccia nuova della politica italiana.

Tornando in Europa, la tedesca TAZ sottolinea giustamente il fatto che il PD, dalla sua nascita in poi

invece di affrontare il dibattito sui contenuti di una più efficiente opposizione politica, ha disperso le forze in controversie sulle strategie di alleanza o sulla forma di organizzazione interna, conflitti che non rappresentano niente altro che malcelate lotte intestine della classe dirigente del partito che sostanzialmente dal 1994 non si è più rinnovata

Infine, lo spagnolo El Pais titola “Berlusconi senza opposizione”, rileva come il sogno di una sinistra riformista in grado di contendere il potere al Cavaliere sia durato poco, e punta il dito contro gli scandali degli ultimi mesi, che hanno minato la credibilità del Partito Democratico.

Come si vede, non si può certo dire che non ci sia stata nessuna eco della crisi del PD sulla stampa estera. Tuttavia, niente di comparabile con l’attenzione che suscita generalmente Berlusconi, con le sue gaffe o le sue condanne per corruzione. Secondo voi perché accade questo?

Foto: Latente – Il Bipensiero al Governo, Flickr.

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