Siria: bombardato il principale ospedale di Aleppo. Ban Ki-Moon: “crimini di guerra”

Continuano le violenze in Siria. Nella giornata di ieri, sono stati lanciati dei barili esplosivi sull’ospedale principale di Aleppo

Continuano le violenze in Siria. Nella giornata di ieri, sono stati lanciati dei barili esplosivi sull’ospedale principale di Aleppo. La zona è ancora controllata dai ribelli, nonostante l’offensiva lanciata il 22 settembre scorso dall’esercito del regime di Damasco, supportato dall’aviazione russa e dalle forze di terra iraniane, libanesi e irachene. Non è chiaro chi abbia colpito la città del nord del Paese, ma è ovvio che ci sono buone ragioni per sospettare che si tratti di un’azione decisa da Vladimir Putin.

A diffondere la notizia è stato Adham Sahloul della Sams (Syrian american medical society), che subito dopo il bombardamento ha dichiarato: “due barili bomba hanno centrato l’ospedale M10 e ci sono segnalazioni anche di bombe a grappoli”. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, che aveva già condannato precedenti bombardamenti sugli ospedali di Aleppo, svelati mercoledì da un corrispondente di France Presse, ha parlato di “crimini di guerra”.

L’offensiva generale del regime di Bashar al Assad sta scatenando una crisi umanitaria senza precedenti. A tale riguardo, segnaliamo che 250 mila civili (di cui circa 100 mila sono bambini) sono intrappolati ad Aleppo. Qui soffrono di continui tagli di acqua ed elettricità, e hanno a disposizione un sostegno sanitario molto ridotto.

L’opposizione siriana ha denunciato l’uso di esplosivi antibúnker, proiettili a frammentazione e bombe incendiarie. Inoltre, secondo l’Ossservatorio siriano per i diritti umani, nelle ultime ore ci sono state altre 16 vittime ad Aleppo, tra cui cinque bambini e sei donne. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Marc Ayrault, che promuove l’adozione di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza per fermare i combattimenti, ha avvertito che i responsabili degli attacchi sui civili di ieri “dovranno renderne conto”.

Venerdì scorso, il segretario di Stato statunitense, John Kerry, aveva avuto una conversazione telefonica con il suo omologo russo, Sergey Lavrov, al fine di ripristinare le condizioni per una tregua, così come concordata a Ginevra il 9 settembre. Ma le distanze rimangono: Washington chiede l’immediata cessazione dei bombardamenti, mentre Mosca vuole che la Casa Bianca costringa i gruppi ribelli a staccarsi da quelli jihadisti, legati ad Al Qaeda.

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