Russia, Putin licenzia il capo dell’Amministrazione Presidenziale

“Estromesso” il capo dell’Amministrazione. Putin rinnova la nomenclatura

Il capo dell’Amministrazione Presidenziale russa, Serghei Borisovich Ivanov, è stato rimosso da Vladimir Putin. Al suo posto è stato nominato Anton Eduardovich Vaino. A renderlo noto è il Cremlino, attraverso una nota ufficiale.

Il licenziamento di un fedelissimo di Putin da una carica così importante non poteva non suscitare l’interesse della stampa internazionale. Ricordiamo che l’Amministrazione si occupa della nomina dei governatori, della redazione delle leggi da inviare alla Duma e della gestione del welfare inerente ai dipendenti federali.

Ivanov proviene dal Kgb come Putin. Dal 2001 al 2007 è stato ministro della Difesa. Nel 2008 è diventato capo dell’Amministrazione, e tutti lo hanno sempre considerato come organico alla cerchia putiniana. Per questa ragione, la sua “estromissione” (termine usato nel Decreto ufficiale), ha fatto grande scalpore.

In perfetto stile Kgb, Ivanov ha usato un atteggiamento diplomatico, affermando che è stato lui stesso a chiedere una carica meno onerosa. Ma è difficile da credere, visto che la sua destituzione coincide con un giro di sostituzioni di governatori e capi agenzie che Putin porta avanti da tre mesi. Segno che lo “zar” non si sente più garantito dal suo entourage.

Anton Vaino, 44 anni, è decisamente un personaggio di minor spicco. Era il capo del protocollo di Putin e non è un uomo molto conosciuto in Russia. Ha anche lavorato per anni come diplomatico presso l’ambasciata russa in Giappone. Chi lo conosce dice di lui che è un semplice burocrate, che non ha nessuna visione politica.

Non ci si deve poi scordare che Putin, nella sua volontà di costruire nuovi assetti statali, ha anche recentemente creato la Guardia nazionale. Un esercito interno, cui la Duma ha concesso poteri quasi illimitati. Il nuovo corpo è guidato da Viktor Zolotov, per anni guardia del corpo personale del presidente.

Il cambio ai vertici arriva un mese prima delle elezioni parlamentari. Il voto si terrà in un contesto di recessione economica, provocata dalle sanzioni occidentali per la crisi in Ucraina e dalla caduta del prezzo del petrolio.