Pd, fra primarie e parlamentarie ecco le deroghe per i big. Renzi, se ci sei batti un colpo!

Fra le primarie e le parlamentarie c’è l’incrocio di Via del Nazareno dove ieri la Direzione del Partito democratico ha discusso di liste, con criteri che si allungano e si restringono… ad personam. Che dicono le regole del partito? Dopo 15 anni di mandato (al massimo tre legislature), chi occupa un seggio parlamentare e/o istituzionale

Fra le primarie e le parlamentarie c’è l’incrocio di Via del Nazareno dove ieri la Direzione del Partito democratico ha discusso di liste, con criteri che si allungano e si restringono… ad personam. Che dicono le regole del partito? Dopo 15 anni di mandato (al massimo tre legislature), chi occupa un seggio parlamentare e/o istituzionale deve sloggiare a favore di un sostituto “nuovo”. Non è la rottamazione ruvida che voleva Renzi ma è comunque una spinta al rinnovamento.

E invece si comincia con le eccezioni: in nove ieri hanno presentato ufficialmente domanda di deroga per potersi candidare ancora per la prossima legislatura. Fra questi spiccano Rosy Bindi, Anna Finocchiaro, Giuseppe Fioroni rispettivamente a Montecitorio da 18 anni, 25 anni, 16 anni. Alla fine sarà comunque Pier Luigi Bersani – cui spetta un 10% di candidature sulla base di “criteri di competenza e apertura alla società civile” e un altro 10% prerogativa dei capilista scelti comunque dal segretario – ad alzare o ad abbassare il pollice, chiudendo questa rognosa partita.

A questo punto ci sarà sempre chi s’attacca alla solita frase: “E allora nel Pdl dove comanda e decide tutto uno solo?”. Vero. Ma non è proprio la “diversità” la bandiera del Partito democratico? Ora è evidente che un parlamentare vero non si improvvisa: serve preparazione ed esperienza e non c’è dubbio, ad esempio, che Bindi, Finocchiaro e Fioroni, possono giocare queste carte a proprio favore. Ma è altrettanto vero che serve la cultura del ricambio e nel tempo di tre legislature si possono far crescere nuovi quadri e dirigenti da presentare nelle liste ed eleggerli nelle istituzioni. Un esempio positivo – pare – viene proprio da due big del livello di Massimo D’Alema e Walter Veltroni, sicuramente fuori dal prossimo Parlamento.

Insomma, nel Pd le regole ci sono, ma il rischio è che servano spesso vengano interpretate con eccezioni e deroghe che si sa come incominciano ma non come finiscono. Anche perché, con tutto il rispetto per Bindi, Finocchiaro, Fioroni ecc, non è pensabile che un partito che porta oltre tre milioni ai gazebo per le primarie non sia in grado di esprimere… tre sostituti. Allora? Vincono ancora i giochi imposti dalle cordate interne: e se al centro resta ancora un po’ di “nobiltà” , in periferia si stanno arrotando i coltelli perché i soliti noti (notabili) non hanno nessuna intenzione di farsi da parte. E la rottamazione? Renzi, se ci sei batti un colpo!