Cyberterrorismo: l’Isis è sempre più in difficoltà sulla Rete

La cyber guerra allo Stato Islamico sembra dare i suoi frutti.

Nel febbraio 2015 è scattata l’Operazione Isis di “Anonymous”, il gruppo di hacker formato da utenti o comunità online che agiscono in modo anonimo, il più delle volte in maniera coordinata, per un obiettivo condiviso: fermare il correre sul web della propaganda di Isis, bloccare e trollare account di jihadisti, hackerare pagine che inneggiano al terrorismo islamista.

Ad oggi Anonymous ha oscurato centinaia di account Twitter e Facebook di presunti appartenenti all’Isis e pubblicato indirizzi web della galassia degli spietati miliziani islamisti, attivi in Siria e in Iraq dopo avere diffuso sul web un video dove avevano annunciato la loro dichiarazione di guerra. A questa guerra di Anonymous si è sommata quella, finalmente, delle potenze occidentali: secondo un rapporto di Flashpoint citato dall’Afp oggi Isis utilizzerebbe la rete più per comunicare tra militanti che per fare propaganda, sfruttamento messo in seria difficoltà dalle attività di intelligence e censura.

L’Isis adesso si limiterebbe a invitare i seguaci a compiere attacchi sulla Rete senza supervisionarne o coordinarne le azioni e l’attività dello Stato islamico sul web sembra concentrarsi su propaganda e reclutamento. Ma non è detto che gli affiliati comincino a guardare a Internet e agli strumenti associati come armi per un salto di qualità nell’offensiva online.

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