USA 2016: il discorso di Donald Trump alla convention dei repubblicani

“Sarò la voce di chi non ha voce”.

È stato definito un discorso “cupo” e “spaventoso” quello che Donald Trump ha tenuto in conclusione della convention repubblicana di Cleveland. C’è poco da stupirsi, visto che l’immobiliarista newyorchese ha puntato fin dall’inizio alla pancia degli americani, cavalcando la loro delusione e la loro rabbia. Tutti sentimenti che sono riemersi in questo discorso, in cui, però, il punto era la capacità di Trump di “rendere l’America di nuovo grande”.

C’è violenza nelle strade, caos nelle comunità. La polizia è sotto attacco e il terrorismo minaccia il nostro stile di vita”. Il discorso di accettazione di Donald Trump, quindi, è di quelli allarmistici. Ma in fondo i problemi tremendi degli Stati Uniti sono di poco conto, se si considera, come ha detto lui, che “dal 20 gennaio 2017, la sicurezza sarà ristabilita”.

Vale a dire che il giorno stesso in cui il candidato repubblicano potrebbe diventare presidente degli Stati Uniti, tutta questa pessima situazione appena dipinta cambierà, immediatamente. Non sarà facile, visto che il quadro dipinto da Trump è il più fosco possibile: “Gli omicidi sono in crescita. Gli immigrati entrano sempre più numerosi nel nostro paese. Gli afro-americani e i latinos sono più poveri oggi di otto anni fa, quando Obama divenne presidente. I redditi delle famiglie sono sempre più bassi e il nostro debito pubblico e raddoppiato, ma le strade cadono a pezzi”.

Insomma, gli Stati Uniti vengono dipinti come un paese del terzo mondo, vittima della criminalità dilagante e con infrastrutture degradate. Ma le cose vanno malissimo anche sotto il fronte della politica estera: “All’estero l’America è stata umiliata. Il mondo è meno sicuro e meno stabile. Tanto più, dopo che Obama mise Hillary Clinton alla guida della nostra politica estera: i suoi errori sono stati sottolineati anche da Bernie Sanders”.

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