Francia: il ministro Macron sfida Valls e Hollande nella corsa per l’Eliseo

L’annuncio ufficiale per le presidenziali del 2017 non è ancora arrivato, ma il ministro dell’Economia parla ormai da candidato. E il governo è sempre più diviso

Ieri a Parigi, alla Maison de la Mutualité, il ministro dell’Economia, Emmanuel Macron, ha presieduto il primo incontro ufficiale del suo movimento “En Marche”. L’ “uomo della finanza” del governo francese non si è ancora espresso sulla sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2017, ma l’annuncio ufficiale pare solo rimandato. E il presidente Francois Hollande non può che prendere atto della situazione.

“Prenderemo insieme tutti i rischi necessari. Questo è il movimento della speranza, lo condurremo assieme fino al 2017, fino alla vittoria”, ha detto Macron davanti ad una platea gremita, mentre fuori c’erano numerosi manifestanti che protestavano contro la riforma del lavoro. E non è mancato nemmeno un affondo al capo del governo, Manuel Valls: “Il nostro paese è consumato dalle promesse non mantenute […] Il nostro sistema e le nostre istituzioni non sono all’altezza della Francia”.

Il titolare del dicastero dell’Economia, di chiaro orientamento liberista, si presenta come “il nuovo” e attacca continuamente l’ala del Partito Socialista più legata ai corpi intermedi . La sinistra e i sindacati, per parte loro, lo criticano pesantemente, non senza una certa ironia, che non è del tutto ingiustificata. E’ difficile infatti immaginare Macron come un candidato che lotta contro le élite, la sua biografia professionale parla chiaro: studente della Scuola nazionale di amministrazione (Ena), direttore della società di investimenti Rothschild e consulente economico dell’Eliseo prima di diventare ministro.

Intanto, come è naturale, le tensioni nel governo aumentano. Prima dell’incontro di ieri, nella riunione del Consiglio dei ministri di martedì, nessuno ha menzionato l’iniziativa di Macron. Ma appare chiaro che ormai le fratture tra il ministro e i suoi colleghi di gabinetto sono diventate molto profonde. Fondare un movimento per “dichiarare guerra” al premier in carica rasenta il paradosso e delinea la fine della legislatura come una resa dei conti interna, che potrebbe indebolire tutti.

Le dichiarazioni al veleno non si sono fatte attendere. Già qualche mese fa, Stephan Le Foll, portavoce del governo, aveva dichiarato “se si usa la carica di ministro per candidarsi è un problema”. Ieri, invece, ad andarci giù pesante è stato il ministro della Casa, Emmanuelle Cosse, che a France Info ha dichiarato: “Sembra un po’ superficiale la critica anti-sistema (di Macron ndr.), quando lui è completamente inseirito nel sistema”.

Valls ha accusato “En Mache” di essere un un fenomeno populista, nel senso peggiore. E d’altro canto è proprio Macron che si ostina a ricordare che il suo “è un movimento progressista che vuole raccogliere le persone di sinistra, destra, centro”. Il messaggio, insomma, è quello di stare tutti uniti, in nome di una salvifica deregolazione del mercato del lavoro. Infondo, questo approccio non è molto differente da quello di Valls e Hollande.