Siria: la Turchia cambia strategia dopo la riconciliazione con la Russia?

Secondo il Financial Times, Erdogan pensa ad un atteggiamento più morbido nei confronti del regime di Assad

La lettera di scuse, presentata da Recep Tayyip Erdogan a Vladimir Putin, lascia presagire un cambio di strategia in politica estera di Ankara. Il “sultano” ha voluto mettere fine al gelo diplomatico con Mosca dopo i fatti del novembre scorso al confine siriano, precisando nella missiva di “non aver mai avuto il desiderio né l’intenzione premeditata di abbattere il jet della Federazione Russa” . L’obiettivo è quello di uscire dall’isolamento dell’ultimo periodo, anche se questo può significare una correzione di rotta riguardo al ruolo della Turchia nella guerra civile che è in corso in Siria.

In un artico pubblicato dal Financial Times, viene evidenziato che Ankara, dopo aver appoggiato i ribelli in maniera incondizionata, potrebbe avere un atteggiamento più morbido nei confronti del regime di Bashar al Assad, che è sostenuto dalla Russia. A tale riguardo – riporta il quotidiano economico – l’analista dell’Atlantic Council (Consiglio Atlantico), Aaron Stein, sostiene che la Turchia “restringerà il cerchio di obiettivi in Siria”, occupandosi innanzitutto di contrastare i curdi e di indebolire lo Stato Islamico.

Inoltre, fonti diplomatiche del Financial Times affermano che Erdogan sta già discutendo la questione curda con Assad attraverso un canale di comunicazione chiuso, dove a svolgere il ruolo di intermediazione è il governo dell’Algeria.

A sostegno di questa tesi, c’è anche una dichiarazione di Ezzedin al Salameh, capo del del gruppo ribelle Fastaqim Kama Umirt, che ha dichiarato: “ci saranno compromessi e concessioni sui curdi e sui ribelli. Ma la Turchia non abbandonerà completamente l’opposizione, non è nel suo interesse”.

Così dopo aver riaperto le relazioni anche con Israele, Erdogan mette da parte la sua intransigenza. Ankara torna a badare ai suoi interessi economici e commerciali, conscia del fatto che questo potrebbe esporla maggiormente a ritorsioni da parte dell’Isis. Non appare infatti un caso che subito dopo la riconciliazione con Mosca abbia avuto luogo l’ attentato all’aeroporto di Istanbul.

Infine, però, è giusto sottolineare che a sconvolgere i piani della Turchia è stata anche la resistenza curda. Le milizie dell’Ypg (Unità di Protezione Popolare) e dell’Ypj (Unità di Protezione delle Donne) a Kobane e il Pkk nel Sinjar hanno ottenuto risultati significativi a scapito delle forze di Ankara.

Così l’idea di Erdogan di continuare a collaborare sotto banco con i jihadisti dell’Isis, al fine di espandere la propria influenza su aree della Siria e dell’Iraq, sembra che debba essere messa da parte. Si apre una nuova fase e il presidente turco ne esce indebolito.