Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ticket Italia-Olanda per il seggio vacante: un anno a testa

Magro risultato per l’Italia ieri, che ottiene un seggio “a metà” per il Consiglio di Sicurezza ONU. Molte le critiche interne alla politica estera di Roma.

Italia e Olanda hanno trovato un accordo per dividersi il seggio non permanente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dopo una seduta fiume durata otto ore, e ben cinque votazioni, che non ha di fatto deciso a chi assegnare il seggio vacante: i due Stati hanno deciso di spartirsi il biennio 2017-2018, un anno a testa, con l’Italia nel 2017 e l’Olanda nel 2018. La Svezia aveva conquistato l’altro seggio a disposizione al primo turno.

La decisione del compromesso è nata dopo il penultimo voto del ballottaggio (il quarto), quando l’Olanda era ancora in vantaggio 96 a 94. Dopo l’ultimo voto, 95 a 95, l’Italia ha avanzato la proposta formale che prima è stata discussa al telefono con Bruxelles, dove si trovavano sia Matteo Renzi sia il leader olandese Mark Rutte per la riunione sulla Brexit

“Penso che questa sia anche la strada affinché entrambi i Paesi europei possano trasmettere un messaggio d’unione questo è il risultato di una soluzione diplomatica e ritengo che abbiamo bisogno di soluzioni diplomatiche in questo periodo”

ha dichiarato al termine della seduta il ministro degli esteri italiano Paolo Gentiloni, a New York per attendere il risultato con la delegazione italiana permanente alle Nazioni Unite guidata dall’Ambasciatore Sebastiano Cardi. Nei mesi scorsi la diplomazia italiana e le alte sfere del governo Renzi hanno effettuato numerosissimi colloqui volti a far ottenere all’Italia i numeri necessari ad aggiudicarsi il seggio riservato al Gruppo Weog (Western Europeans and Others Group).

In particolare la Farnesina aveva condotto un’intensa campagna nei mesi scorsi puntando sul suo ruolo centrale dell’Italia nel Mediterraneo: migration compact e rapporti con l’Africa e i paesi di partenza su tutti. Tra i temi messi sul tavolo infatti ci sono stati innanzitutto gli impegni per risolvere l’emergenza immigrazione, per il finanziamento delle missioni di peacekeeping nel mondo e come principale contributore di soldati “caschi blu” tra i Paesi Occidentali. Una scelta che non ha pagato, evidentemente, e che ha fatto sollevare numerose voci critiche sull’operato della diplomazia italiana e, più in generale, sulla direzione intrapresa dalla politica estera del nostro paese.

Critiche che sono state ben riassunte in un post su Facebook dell’ex-ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata: