Consiglio di Sicurezza dell’ONU, l’Italia spera in un seggio

Oggi l’ONU assegna 10 seggi non permanenti del Consiglio di Sicurezza: l’Italia è in lizza per uno di questi.

Oggi a Palazzo di Vetro di New York, sede delle Nazioni Unite, si rinnovano i seggi non permanenti del Consiglio di Sicurezza per il biennio 2017-18: sono 10 in totale i seggi che verranno assegnati e due di questi spettano agli Stati dell’Europa occidentale.

Da quando è stato istituito nel 1945, l’Italia è stata membro non permanente del Consiglio di Sicurezza Onu 6 volte: nei bienni 1959-60; 1971-72; 1975-76; 1987-88; 1995-96; 2007-2008.

L’Italia ha presentato la propria candidatura a distanza di 10 anni dall’ultima e con lei sono in lizza per i due seggi vacanti anche Svezia e Olanda, una “sfida” difficile ma certamente non impossibile: la politica estera del nostro Paese ha riguadagnato qualche posizione e un po’ di prestigio perduto negli anni passati, l’impegno in molte missioni di peacekeeping e a livello internazionale su molti tavoli caldissimi garantisce più di qualche speranza alla possibilità che Roma ottenga un seggio al Consiglio di Sicurezza. La strategia per la diplomazia italiana si è concentrata sopratutto sulla ricerca di sostenitori nell’Assemblea generale Onu, in particolare tra i paesi africani, continente nel quale il governo Renzi sembra puntare molto in termini di relazioni bilaterali.

Così il viceministro degli esteri Mario Giro su Facebook:

Nei prossimi anni le Nazioni Unite e il Consiglio di Sicurezza dovranno affrontare una serie di problematiche che toccano interessi nazionali italiani e africani e da qui la scelta di mantenere una linea molto aperta nei confronti dei Paesi africani: dal terrorismo alla stabilità del Mediterraneo, dalle guerre alle migrazioni sud-nord, dalla crisi siriana all’instabilità di alcune regioni africane, sono molti i temi analizzati dalla diplomazia italiana in tempi più recenti.

Come ricorda Affari Italiani la presenza dell’Italia nell’organo più importante dell’Onu sarebbe utile anche agli Stati africani, che troverebbero in Roma un punto di riferimento per le proprie istanze dentro al Consiglio di Sicurezza.