Israele-Turchia: dopo 6 anni di gelo diplomatico arriva l’accordo di rinconciliazione

Ankara e Tel Aviv riprendono le relazioni diplomatiche. L’accordo prevede molte clausole, ma il blocco marittimo su Gaza rimane

Nel marzo 2010, dopo che un commando israeliano uccise dieci attivisti turchi nel corso di un assalto alla nave Mavi Marmara della “Gaza Freedom Flotilla”, le relazioni tra Ankara e Tel Aviv praticamente si interruppero. Ma oggi, dopo una lunga trattativa sollecitata da Washingotn, Israele e Turchia dovrebbero mettere fine al gelo diplomatico, siglando un accordo che contempla una rinnovata fase di collaborazione.

Ad annunciare la svolta sono stati ieri il premier turco, Binali Yildirim, e il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. Secondo le anticipazioni dei media internazionali, non solo sono previsti risarcimenti da parte di Tel Aviv, ma anche un’intesa sul trasferimento del gas. Ovviamente, e c’era da aspettarselo, la questione dell’embargo alla Striscia di Gaza da parte di Israele non è stata messo sul tavolo della trattativa.

Cosa prevedono le clausole dell’accordo? Innanizitutto, come ha assucirato lo stesso Netanyahu ieri in conferenza stampa da Roma, ci sarà il reinsediamento dei rispettivi ambasciatori: “saranno inviati nei rispettivi paesi il prima possibile”.

Yildirim, per parte sua, ha specificato che Israele risarcirà le famiglie delle vittime dell’assalto alla Mavi Marmara con 20 milioni di euro.

La Turchia, inoltre, attraverso il porto di Ashdod (e non via terra), potrà portare aiuti a Gaza per la ricostruzione, più che mai necessaria dopo l’operazione israeliana “Margine Protettivo” del 2014. Ankara potrà così spedire circa 10 mila tonnellate di materiale, allestire un ospedale da campo da 200 letti, costruire un impianto per la depurazione dell’acqua e una centrale elettrica.

L’accordo dovrebbe porre legami più solidi nell’amito del settore energetico. In futuro, sarà possibile al gas del giacimento israeliano Leviatano di raggiungere l’Europa attraverso un gasdotto turco.

Il blocco marittimo su Gaza, invece, non si torcca. “Si tratta di una questione di massima sicurezza per noi e non sono disposto a scendere a compromessi”, ha detto Netanyahu. Israele, come ha più volte rimarcato, non revocherà l’embargo perchè teme che possa favorire il contrabbando di armi.

Hamas ha fatto sapere che non si sente vincolata all’intesa, ma allo stesso tempo ha riconosciuto l’importanza dell’azione politica svolta dal governo di Ankara. Osama Hamdan, dirigente dell’organizzazione palestinese, ha dichiarato a riguardo che “le relazioni con la Turchia restano forti come in passato”. E ha poi rignraziato Yildirim per aver rigettato la prestesa di Tel Aviv di chiudere gli uffici della stessa Hamas nella Striscia.

Forse Ankara farà pressioni su Hamas per la restituzione dei corpi di due militari israeliani uccisi (probabilmente) nel corso dell’operazione “Margine protettivo” e per il rilascio di due civili. Tuttavia, Ismail Radwan, esponente del movimento islamico, ha già reso noto che non saranno fornite ad Israele informazioni sui “prigionieri sionisti a Gaza”.

Per avviare una trattativa sui prigionieri, Hamans chiede che vengaono rilasciati i suoi militanti prima liberati e poi nuovamente arrestati in Cisgiordania, in seguito allo scambio di prigionieri finalizzato alla liberazione del caporale Ghilad Shalit. Quest’ultimo, grazie anche ad una mediazione dell’Egitto, fu riconsegnato nel 2011 alle autorità di Tel Aviv.

Infine, segnaliamo che secondo fonti turche, Recep Tayyip Erdogan ha sentito a telefono Mahmoud Abbas. Il presidente del’Autorità Nazionale Palestinese avrebbe accolto con favore l’accordo, congratulandosi con Ankara per i risultati raggiunti.

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