Islanda: Gudni Johannesson è il nuovo presidente

Il professore senza partito è il nuovo presidente della Repubblica. Dopo lo scandalo dei Panama Papers, gli islandesi hanno dato fiducia ad un candidato indipendente

Gudni Johannesson, 47 anni, è il nuovo presidente dell’Islanda. Lo spoglio non è ancora ultimato, ma non ci sono dubbi sulla vittoria del docente universitario di storia, che si è presentato alle elezioni senza l’appoggio di un partito.

“Tutti i voti non sono stati contati, ma penso che abbiamo vinto” (cit. Afp), ha dichiarato nella notte il candidato indipendente con il solito tono pacato che ha contraddistinto la sua campagna. Johannesson prenderà il posto di Ragnar Grimsson, che è riuscito ad essere riconfermato cinque volte e a rimanere in carica vent’anni.

Le ultime proiezioni di ieri sera davano Johannesson in testa con il 37,8 per cento dei consensi. A seguire l’imprenditrice Halla Toernasdottir (29,8%), l’ecologista Andri Snaer Magnason (14,1%) e l’ex premier conservatore David Oddsson (13,2%).

I 245 mila elettori islandesi hanno voluto mandare un messaggio chiaro, dopo che molti nomi ecellenti dell’isola dell’Europa settentrionale sono finiti nello scandalo dei Panama Papers (compreso l’ex premier). Johannesson, cavalcando il moto di indignazione collettiva, si è presentato come persona “onesta” e non compromessa con l’establishment. Inoltre, non ha voluto legare la sua candidatura a nessuna visione politica. A chi gli ha chiesto, durante la campagna, se fosse di centro-sinistra o di centro-desta, lui ha sempre risposto laconico: “sono al di sopra dei partiti”.

Non sarà Johannesson a fare le veci del premier, ma, in ogni caso, la linea euroscettica dell’Islanda non cambierà con lui alla presidenza della Repubblica. Pochi anni fa Reykjavik ha ritirato la sua domanda di adesione all’Unione Europea e la maggioranza dei cittadini non ha intenzione di fare marcia indietro, soprattutto dopo la Brexit. Gli islandesi, come ha lasciato intendere ultimamente anche il ministro delle Finanze, Bjarni Benediktsso, si sentono invece parte alla Comunità nordica-scandinava (Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia).

In autunno ci saranno le elezioni parlamentari in Islanda. Anche in questo caso potrebbe essere determinante la sfiducia nei partiti tradizionali. I sondaggi, infatti, danno in testa il Partito Pirata, guidato da una leader giovane e attiva nella politica online, Birgitta Jonsdottir. Questa formazione si batte per la democrazia diretta, per la libertà di informazione e per la riforma del diritto d’autore.

A deludere, negli ultimi anni, è stata in modo particolare la coalizione di governo di centrodestra, in cui sono presenti il Partito del progresso il Partito dell’indipendenza. Troppo legati, secondo i detrattori, agli interessi della finanza.

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