Siria, Aleppo è la chiave del conflitto

Dopo quasi cinque anni e mezzo di guerra la città del nord della Siria diventa il crocevia del conflitto

Ad Aleppo la guerra continua. Le notizie che arrivano dalla Siria parlano di un inasprimento dei bombardamenti con l’utilizzo di armi non consentite dalla convenzione di Ginevra, fra cui le bombe al fosforo.

Secondo Hassan Nasrallah, capo dell’Hezbollah libanese, quella in corso nella città del Nord della Siria è “la più grande battaglia” attualmente incorso nel paese. Nasrallah ha assicurato che “rafforzerà la sua presenza a Aleppo perché la più grande battaglia, che è reale e strategica, è quella per la città e la regione di Aleppo”.

Gran parte della provincia settentrionale di Aleppo è sotto il controllo del fronte Al Nusra e da quattro anni la città è spaccata in due: alcune zone sono controllate dai ribelli, altre dal regime. I lealisti di Bashar al-Assad cercano di accerchiare la città, anche con il sostegno dell’aviazione russa, ma soprattutto hanno come principale obiettivo quello di bloccare le linee di rifornimento che partono dal vicino confine con la Turchia, sospettata di appoggiare le forze ribelli.

Secondo Nasrallah Aleppo è, in questo momento, la città nella quale si gioca una partita che interessa tutto il Medio Oriente: “difendere Aleppo significa difendere Damasco, il Libano, l’Iraq e la Giordania”.

La battaglia che si sta combattendo ad Aleppo e nei suoi dintorni rappresenta una nuova fase del conflitto siriano.

“La comunità internazionale, l’Arabia Saudita e la Turchia in particolare, hanno deciso di inviare attraverso la Turchia combattenti ad Aleppo e nelle provincia”,

ha aggiunto il leader di Hezbollah, forza storicamente legata a doppio filo alla famiglia Assad.

Secondo l’Onu sono circa 5 milioni i siriani che vivono in zone assediate o difficili da raggiungere. Al Consiglio di sicurezza dell’Onu il Coordinatore degli aiuti umanitari Onu, Stephan O’Brien, ha detto di auspicare che convogli umanitari possano raggiungere a luglio 1,2 milioni di civili in 35 zone considerate prioritarie, tornando a denunciare le restrizioni imposte dalle autorità siriane.

Via | RaiNews