Brexit, sondaggi: aumenta il vantaggio dei favorevoli all’uscita dall’Unione Europea

Il prossimo 23 giugno ci sarà il referendum sulla Brexit. I favorevoli all’uscita dalla Ue appaiono più forti nei sondaggi

A dieci giorni dal referendum sulla Brexit, i sondaggi, a dispetto degli allarmi lanciati dalle istituizoni finanziarie internazionali, dicono che i favorevoli all’uscita dall’Unione Europea sono in aumento. Per Opinium gli “euroscettici” sarebbero avanti di 19 punti (52% contro 33%). E anche l’Istituto Orb, che ha svolto una rilevazione per il quotidiano The Independent, non presenta un quadro molto diverso. I sostenitori alla permanenza nella Ue sconterebbero uno svantaggio di dieci punti (45% contro 55%).

Sull’elettorato sembrano fare poca impressione le analisi degli esperti, che negli ultimi giorni paralno, in caso di Brexit, di un possibile ritorno del pound ai livelli minimi di trent’anni fa. Per i britannici, il punto nodale rimane quello dell’immigrazione. La maggioranza dell’opinione pubblica, infatti, pare convinta che un incremento di cittadini comunitari nell’ambito delle proprie forntiere possa mettere in disussione posti di lavoro, welfare e sicurezza interna.

Tuttavia c’è chi da Londra sostiene che i sondaggi dovrebbero essere presi con le molle. Nell’ultimo periodo le rilevazioni di voto virtuale hanno fallito clamorosamente. Rirdiamo il referendum sull’indipendenza della Scozia nel 2014 e le ultime elezioni generali del 2015.

David Cameron, intanto, abbandonata la retorica “sui rischi di guerra in Europa” in caso di Brexit, prova ad essere più concreto. In un’intervista rilasciata al The Observer, tenta di spiegare che, alla lunga, l’abbandono della Ue potrebbe produrre conseguenze molto perniciose sull’economia:

“Se lasciamo l’Unione europea, analisti indipendenti e rispettati come quelli di Ifs e Niesr affrermano che entro il 2020 ci troveremmo a fronteggiare un buco nero nei nostri conti pubblici fino a 40 miliardi di sterline. In tali circostanze, il finanziamento al sistema sanitario nazionale potrebbe essere a rischio”

Sul tema è intervenuto anche il leader del Laborur. Jeremy Corbyn, accusato di avere assunto una posizione defilta nella campagna referendaria, ha espresso in maniera netta il suo sostegno alla permanenza nell’Unione Europea, pur evidenziando che i meccanismi che la governano vanno riformati. Al Sunday Mirror ha dichiarato:

“Ho visto con i miei occhi come l’appartenenza all’Ue abbia assicurato ai lavoratori più occupazione, investimenti, diritti e protezione dell’ambiente. Ed è per questo che, a dispetto di tutti i suoi errori, io credo che sia meglio votare per rimanere in Europa e lavorare dal di dentro con i nostri amici per promuovere i cambiamenti di cui ha bisogno”

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