Svizzera: oggi al voto per il reddito di cittadinanza

I proponenti del referendum pensano ad un reddito di 2.250 euro al mese per tutti i cittadini (anche per i ricchi)

Oggi la Confederazione Svizzera è chiamata alle urne per decidere se a tutti i cittadini dovrà essere concesso il diritto ad un reddito di cittadinanza minimo garantito e incondizionato. I promotori del referendum, che hanno raccolto circa 100 mila firme di sostegno, pensano che si debbano dare 2.500 franchi (2.250 euro) a tutti i cittadini, compresi quelli più ricchi. I minorenni, invece, sempre secondo i promotori, dovrebbero ottenere 625 franchi mensili (560 euro).

I politici di tutti gli schieramenti, in grande maggioranza, hanno espresso la loro contrarietà al quesito, che comunque non sarebbe vincolante. Ma anche i sondaggi palesano che tra i cittadini c’è molta diffidenza: il 70% degli intervistati si dice contrario alla misura.

Ma perché ci sono così tante perplessità? Il fatto è che nelle intenzioni del comitato del “sì” il reddito minimo dovrebbe essere garantito sia a chi ha un lavoro sia a chi è disoccupato. I proponenti però non ci stanno a fare la parte di quelli che promuovono un’iniziativa che incentiva a lasciare l’impiego. A loro parere, visti anche i sondaggi, la maggior parte degli svizzeri occupati continuerebbe a lavorare in ogni caso.

Nei mesi passati, il governo federale ha stimato che il costo della proposta si aggira intorno ai 187 miliardi di euro annui. Circa 137 miliardi di euro dovrebbero provenire dalle imposte, mentre 49 miliardi di euro sarebbero trasferiti dalla previdenza sociale.

Ricordiamo che già nel 2014, una iniziativa simile non era passata. In quell’occasione, il 77% disse no ad un reddito minimo di 3.200 euro mensili.

Oggi, in Svizzera, si vota anche su altri quattro temi. Un quesito di iniziativa popolare “a favore del servizio pubblico”, uno “per un equo finanziamento dei trasporti” e due modifiche legislative. La prima di queste riguarda lo snellimento delle procedure per l’esame delle domande dei richiedenti asilo. La seconda renderebbe possibile, in determinati casi, un esame genetico degli embrioni ottenuti con fecondazione artificiale.