Palestina-Israele: conferenza di pace a Parigi. Ma Netanyahu la boicotta

Al via la conferenza di pace per il Medio Oriente

I ministri degli Esteri di ventisei paesi si riuniscono a Parigi, in occasione della conferenza di pace per il Medio Oriente. L’iniziativa è organizzata dalla Francia, ma intorno al tavolo mancano proprio i diretti interessati: le delegazioni palestinese e israeliana sono assenti. Inoltre, Washington si è già rifiutata di presentare delle proposte specifiche.

Sul fatto che l’iniziativa sia destinata a fallire in partenza ci sono pochi dubbi. A farlo capire è stato subito il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, che ha ribadito che gli unici colloqui di pace accettabili possono nascere da trattative bilaterali, le stesse che non hanno prodotto alcun risultato negli ultimi due decenni.

Netanyahu, dopo aver affidato il ministero della Difesa all’ultra-nazionalista Avigdor Lieberman, ha fatto sapere, mercoledì scorso, che “la via alla pace non passa per conferenze internazionali che tentano di imporre accordi, rendere le richieste palestinesi più estreme e quindi la pace più remota” (cit. Nenanews).

Dore Gold, direttore generale del ministero degli Esteri di Israele, si è perfino lanciato in un paragone molto “ardito”, sintomatico dell’indisponibilità a prendere in considerazione gli esiti della conferenza di Parigi. Il politico israeliano ha correlato l’iniziativa francese agli accordi di Sykes-Picot del 1916, che portarono Francia e Regno Unito a ridisegnare la mappa del Medio Oriente: “un secolo fa Sykes e Picot provarono a adottare un nuovo ordine per il Medio Oriente. E’ stato il momento più alto del colonialismo nella nostra regione”.

Il governo Netanyahu, fortemente vincolato al partito dei coloni “Casa Ebraica”, non ha mai manifestato nessuna intenzione di bloccare la sua politica di insediamenti, nonostante le numerose denunce delle organizzazioni internazionali. Per parte sua, il presidente dell’Anp, Abu Mazen, ha fallito clamorosamente qualsiasi tentativo di portare a casa dei risultati concreti, non riuscendo a tenere in piedi il governo di unità nazionale con Hamas e alienandosi il consenso delle popolazioni dei Territori Occupati.

Intanto, proprio ieri, Ansar Hussam Harasha (25 anni) è stata colpita dal fuoco dei militari al checkpoint di Innab, perché, secondo l’esercito di Tel Aviv, era pronta a mettere mano ad un coltello. A dirlo è l’agenzia Ma’an. Ricordiamo che dallo scorso ottobre si contano 200 vittime palestinesi uccise con una modalità simile.