La lunga giornata del Pd. Decidere di non decidere?

Può succedere tutto e niente, oggi, nell’assemblea nazionale del Pd, partito in mezzo alla tempesta. Da un meeting “surriscaldato” che deve chiudersi in giornata, con oltre 2000 “dirigenti” amareggiati, incazzati, schierati per correnti e sotto correnti, può decollare un vero confronto politico in grado di fare uscire un partito dal caos, a rischio estinzione? Un

Può succedere tutto e niente, oggi, nell’assemblea nazionale del Pd, partito in mezzo alla tempesta.

Da un meeting “surriscaldato” che deve chiudersi in giornata, con oltre 2000 “dirigenti” amareggiati, incazzati, schierati per correnti e sotto correnti, può decollare un vero confronto politico in grado di fare uscire un partito dal caos, a rischio estinzione?

Un partito così mal ridotto, con il suo leader “omaggiato” per il “bel gesto” della fuga in piena battaglia politica e con un gruppo dirigente corresponsabile delle debacle, dilaniato da vecchi e nuovi rancori, non poteva e non doveva rinchiudersi oggi nei suoi recinti, fra le quattro mura della Fiera romana per “inquadrare” una assemblea di capi e capetti scelti a suo tempo con lo stampino, nella logica degli “yes men”, in gran parte amministratori da una vita, vera e propria casta famelica di poltrone e strapuntini nelle cosiddette partecipate che succhiano solo soldi ai cittadini.

Altro che partito nuovo, classe dirigente nuova, politica nuova? Questi stanno già trattando ovunque, con tutti, da sinistra a destra, si alleeranno anche col diavolo per non perdere un grammo del proprio potere.

Da quelle quattro mura, a meno di un imprevisto e incredibile colpo d’ala, non uscirà niente di nuovo. Come può cambiare la musica se i suonatori sono sempre gli stessi e non cambiano nemmeno gli spartiti?

In queste ore, anche nella nottata, ovunque nelle regioni e nelle province, nella riproposizione di antichi riti verticistici da “centralismo democratico” delle epoche più buie, , le segreterie hanno cercato di convincere i delegati che oggi siederanno sugli spalti della fiera capitolina.

Convincerli su cosa? Convincerli all’obbedienza: a dire sì a chiunque e a qualunque proposta che oggi uscirà vincente.

Fuori c’è un’altra Italia. Peggiore o migliore, sarà la storia a dirlo. Ma dentro, alla Fiera di Roma, c’è gente che sa solo autocelebrarsi, usando un linguaggio inutile e categorie mentali sconfitte. Gente davvero fuori dal mondo.