Perché Berlusconi non cede a Meloni e Salvini

La mossa romana crea ulteriori crepe nel campo del centrodestra. Ma il Cavaliere non ha intenzione di cedere.

Tra i sostenitori del centrodestra romano dev’essere corsa la voce che Silvio Berlusconi sia impazzito: che senso può mai avere decidere di sostenere Alfio Marchini dopo l’abbandono di Guido Bertolaso, complicando così terribilmente la vita a Giorgia Meloni, che dovrà sudarsi fino all’ultimo momento l’approdo al ballottaggio? Al di là delle malcelate simpatie di Berlusconi per Marchini, è chiaro come la mossa romana del Cavaliere crea nuove crepe in una coalizione di centrodestra sempre meno unita, proprio nel momento in cui, secondo i sondaggi politici, potrebbe nuovamente puntare al governo.

Ovviamente, Berlusconi non è impazzito. Sta solo cercando in ogni modo di non cedere la leadership del centrodestra al duo Salvini & Meloni. E una resa in quel di Roma, dove Berlusconi è stato pugnalato dal fronte “lepenista”, che inizialmente aveva appoggiato convintamente Bertolaso, avrebbe significato proprio questo: ammettere che la Lega e FdI, ormai, contano più di Forza Italia e del suo leader, che sono loro a dettare i temi e i candidati della campagna elettorale.

Ora, considerando l’età di Silvio Berlusconi, non ci sarebbe davvero nulla di strano nel cedere lo scettro. Lo stesso Cavaliere ha parlato più e più volte di come nel futuro si veda “padre nobile” del centrodestra, dando l’addio alla politica attiva. Il fatto è che questo passo è stato tante volte annunciato quante poi smentito nei fatti. Il punto, probabilmente, è che Berlusconi vorrebbe quanto meno tenere in piedi il suo partito, e per riuscirci, prima del ritiro, è necessario trovare un delfino. Sotto questo fronte, è sempre andato tutto storto: gli ultimi tentativi (Alfano e Toti) si commentano da soli, nelle loro diversità.

Sarebbe però ingiusto non dare nessun credito alla teoria dello stesso Berlusconi, secondo la quale il punto non è tanto la leadership, quanto mantenere il centrodestra “moderato”. Lo stesso Berlusconi ha più volte rifiutato il paragone con Donald Trump proprio per questa ragione, e non si può escludere del tutto che la sua volontà sia esattamente quella di evitare con ogni mezzo che il centrodestra prenda una deriva estremista e lepenista (sarebbe però da capire, allora, quale sia la visione strategica di Forza Italia, sempre che ne abbia una).

Ci sarà poi chi parlerà di un ritorno del patto del Nazareno, con Berlusconi che vuole aiutare Renzi a vincere nella decisiva tappa romana, per non indebolire un governo che, in fondo, gli fa assai comodo. Ma questo filone assomiglia troppo alla fantapolitica.

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